Page 46 - Angel
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vestiti completamente di nero, con gli elmetti di
protezione, ampi scudi, mitra, pistole, maschere
antigas… Dal tetto un tiratore scelto sorveglia
tutto il patio… e poi ci sono loro, una quaranti-
na di disperati, quelli che sono ritenuti la fec-
cia dell’umanità: i prigionieri. Gli altri sacerdoti
preparano la messa. Io guardo i carcerati. Mi
riconoscono e mi sorridono! Voglio presentare
loro il vescovo Ciro. Certo, non sono uomini di
catechismo e dunque la spiegazione è semplice:
la croce pettorale, lo zucchetto, l’anello… segni
distintivi. Poi azzardo un passaggio più teologi-
co sulla presenza del vescovo come la presenza
di Gesù. Capiscono qualcosa, non tutto, ma è
sufficiente. Chiedo il permesso al direttore del
Penale di sedermi tra di loro, come uno di loro.
Lui mi guarda e poi mi dice:
“Padre, è pericoloso, ma come faccio a dirle
di no? Si sieda pure se ne è convinto”.
Metto la stola, chiedo il permesso a Ciro e
mi siedo nel centro, tra di loro… Beh un po’di
paura la provo nascondendola nel sorriso. Un
prigioniero sottovoce mi chiede se gli regalo
l’orologio, un altro mi chiede di parlare con la
moglie lontana, un altro ancora se posso inter-
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