Page 50 - Angel
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Ora sento il dovere di fare un passaggio
sulla morte di novembre. Con voce forte e de-
cisa dico che ammazzando non si va da nessu-
na parte, che il personale dell’INPE è aumenta-
to a dismisura in pochi anni e che quindi vuol
dire che anche la loro pericolosità è aumenta-
ta! Grido:
“Giuro che, se succede ancora, la prossima
volta, prendo un volo da Roma per venire qui”.
Il mio tono forse è un po’ invasato e so per
certo che non è sufficiente una sgridata dal tono
un po’ idiota e ingenuo come il mio per cambiare
le cose. Penso, però, che possa spingere alla ri-
flessione i due cartelli opposti, la fazione di Lima,
i limenos, e i nortenos. Insieme promettiamo al
vescovo di non uccidere più. La messa termina
e iniziamo a distribuire i calzini. Ogni calzino è
una stretta di mano o un abbraccio, un sorriso.
Loro ci guardano con una parvenza di serenità.
Un ragazzo giovane porta addosso un’enorme
casacca con cappuccio. La guardo. È bella gros-
sa e calda. Il ragazzo mi dice:
“La vuoi?”.
Lo guardo e lo vedo convinto.
“Facciamo uno scambio?”.
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