Page 38 - Angel
P. 38
È ovvio che lo spavento si sprigiona in tutto
il mio corpo.
Ci prepariamo alla messa e improvvisiamo
alcuni canti con un paio di donne dell’INPE che
conoscono canti religiosi. È una grande emozione
celebrare la mia prima messa come vescovo in un
carcere. Celebro la messa con un po’ di timore e
sempre in allerta facendo attenzione a mantenere
la distanza raccomandata. Man mano che prose-
guo con la celebrazione, però, mi rilasso e la paura
scompare. Svolgo la mia omelia quasi in totale di-
sinvoltura perché, guardando i volti dei detenuti,
non vedo quel pericolo minaccioso che supponevo.
Dico loro che una messa provoca sempre mi-
racoli, come quello che sta succedendo davanti ai
miei occhi. “Nello stesso cortile, militari e prigionie-
ri, in pace per un’ora”. Un miracolo dell’Eucarestia.
Lo stesso succede durante l’abbraccio della pace. È
come stare in parrocchia. Mi faccio coraggio e, in-
frangendo il protocollo, vado anche ad abbracciare
ciascuno dei detenuti dando la pace del Signore.
Credo che le parole più appropriate per questo
momento, per questo luogo e per questa condizione
sono quelle che riecheggiano quanto disse il Signo-
36

