Page 17 - 4. La speranza non delude
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l’intervento di irrorare bene gli organi già molto compro-
messi; in particolare sono preoccupato per la funzione re-
nale e per i polmoni.

   I cardiologi che hanno studiato accuratamente Santina
prima dell’intervento erano anche loro consapevoli dei ri-
schi di una possibile disfunzione degli organi e della diffi-
coltà di eseguire dei by-pass su delle coronarie così calci-
fiche; tuttavia, nello stesso tempo, sono stati proprio loro
a convincermi a sottoporla a un intervento, essendo certi
che senza l’operazione a Santina resterebbe poco da vive-
re. Come tutte le mattine, mi tornano in mente le parole
del mio maestro americano, settant’anni di cui cinquanta
spesi per la cardiochirurgia, durante il mio periodo di trai-
ning negli Stati Uniti: « Paolo, non trasformare nessun in-
tervento in una routine; ogni giorno in cui entrerai in sala
operatoria, per il paziente sarà quello il giorno più impor-
tante della sua vita ».

   Ho acconsentito che il figlio di Santina, don Luigi Gi-
nami, entrasse ad assistere all’intervento; da questo ritro-
vo serenità. Visto che don Gigi aveva già assistito ad altri
interventi, ho pensato di renderlo partecipe come spetta-
tore attivo durante la lotta per la vita di sua madre.

   Ricevo tranquillità e determinazione anche dal sapere
che è al lavoro a pochi metri da me un’équipe di otto per-
sone, di grande qualità tecnica e umana.

   Innanzitutto Luca Lorini, primario anestesista, ma
principalmente compagno di tanti interventi chirurgici
complessi e disperati, spesso in urgenza e di notte.

   Abbiamo lavorato all’unisono in centinaia di interven-
ti, mai una sbavatura in tanti anni, con la consapevolezza
reciproca di lavorare per il bene del paziente in condizio-
ni spesso difficili e drammatiche.

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