Page 19 - 4. La speranza non delude
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ratoria sia improvvisamente aumentata; l’atmosfera divie-
ne ovattata e si può cominciare.
« Vai in circolazione extracorporea », dico al perfusio-
nista: il cuore dilatato per la malattia, a mano a mano che
il sangue defluisce nell’ossigenatore della macchina cuore-
polmone, si sgonfia dal sangue e mi permette un’ispezione.
L’aorta presenta delle placche calcificate e come mi
aspettavo le coronarie sono dei tubi calcifici, ma non è più
il tempo delle preoccupazioni, so che ce la farò a inserire i
by-pass.
Mi rivolgo quindi al perfusionista: « Riduci il flusso
della macchina extracorporea, clampaggio dell’aorta e via
con l’infusione della soluzione cardioplegica ».
Il cuore progressivamente rallenta i battiti fino a fer-
marsi, grazie alla cardioplegia che lo proteggerà durante
l’intervento. Sembra quasi che dopo settantanove anni di
pulsazioni sia molto stanco per la malattia e voglia fer-
marsi per riposarsi un po’.
Inizio con i by-pass: prima il vaso discendente poste-
riore della coronaria destra, il più calcifico. Esploro con
grande attenzione tutto il vaso: « Samuele, ecco 3-4 mm
senza calcificazioni, incidiamo in questo punto ». Il vaso
appare di ottimo calibro. « Dammi la vena e filo 7/0 di
prolene per suturare », chiedo alla ferrista. L’anastomosi
viene eseguita velocemente, cinque o sei minuti, come poi
anche per il ramo coronarico laterale e il ramo discenden-
te anteriore, cui viene applicata l’arteria mammaria che
Samuele aveva isolato perfettamente in precedenza.
Alla fine dei tre by-pass, durante la nuova dose di car-
dioplegia per proteggere il cuore, posso alzare gli occhi e
leggo un po’ di tensione intorno a me. Don Ginami è af-
facciato sul campo operatorio dietro il telo dell’anestesi-
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