Page 12 - 4. La speranza non delude
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via viene messa in evidenza perché, sola, è capace di get-
tare una scintilla di luce sull’esperienza drammatica del-
l’esistenza.
4. Nella prova corriamo anche il rischio della riflessio-
ne. L’uomo, per grazia di Dio, può rapidamente assumere
l’atteggiamento della sottomissione, ma subito dopo so-
pravviene il momento della riflessione che è la prova più
terribile. Il Libro di Giobbe si sarebbe potuto concludere
alla fine del secondo capitolo, dimostrando che Giobbe
aveva resistito perché il suo amore per Dio era vero, au-
tentico. In realtà, bisogna attendere e la situazione concre-
ta di Giobbe non è quella di chi se la cava con un sospiro,
con una accettazione data una volta per tutte; piuttosto è
la situazione concreta di un uomo che, avendo espresso
l’accettazione, deve incarnarla nel quotidiano. Tutto que-
sto dà adito allo sviluppo drammatico del Libro.
Talora noi sperimentiamo qualcosa di simile: di fronte
a una decisione difficile, a un evento grave, li accogliamo
presi dall’entusiasmo e dal coraggio che ci viene dato nei
momenti duri della vita. Dopo un poco di riflessione, pe-
rò, si fa strada un tumulto di pensieri e sperimentiamo la
difficoltà di accettare ciò a cui abbiamo detto di sì. Que-
sta è la prova vera e propria.
Il primo sì detto da Giobbe è proprio di chi istintiva-
mente reagisce al meglio; la fatica è di perdurare per una
vita in questo sì sotto l’incalzare dei sentimenti e della
battaglia mentale. La prima accettazione, dunque, che
spesso è una grande grazia di Dio, non è ancora rivelativa
completamente della gratuità della persona. Occorre sia
passata per il lungo vaglio della quotidianità.
La prova di Giobbe, non è tanto l’essere privato di
ogni bene e l’essere piagato, ma il dover resistere per gior-
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