Libri

IX Libro: QUANDO SONO DEBOLE E’ ALLORA CHE SONO FORTE (Ed Velar luglio 2011)


PANORAMICA DEI DIVERSI LIBRI DI SANTINA

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* Leggi il libro: Quando sono debole è allora che sono forte

 

QUANDO SONO DEBOLE E’ ALLORA CHE SONO FORTE

Nel mese di luglio 2011 è uscita la nona pubblicazione su Santina dal titolo QUANDO SONO DEBOLE E’ ALLORA CHE SONO FORTE (ED VELAR 2011). Di seguito presentiamo il libro e le bozze che hanno preceduto la redazione del volume, anch’esse molto interessanti. Chi volesse acquistare la pubblicazione il prezzo è di Euro 15 totalmente destinati alla beneficenza. La pagina web dunque si divide in due parti:

la prima parte riguarda il libro

la seconda invece tutta la documentazione che ha portato alla stesura del libro.

Presentazione del Libro a Roma il 9 dicembre 2014

PARTE PRIMA IL LIBRO QUANDO SONO DEBOLE E’ ALLORA CHE SONO FORTE (ED VELAR 2011, pp 320 Euro 15,00)

I. PRESENTAZIONE. LA STORIA DI UN SASSOLINO BIANCO

Cristo non aiuta in forza della sua onnipotenza, ma in forza della sua debolezza, della sua sofferenza! Qui sta la differenza decisiva rispetto a qualsiasi religione. La religiosità umana rinvia l’uomo nella sua tribolazione alla potenza di Dio nel mondo, Dio è il Deus ex machina. La Bibbia rinvia l’uomo all’impotenza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio sofferente può aiutare. Dietrich Bonhoeffer

All’inizio di questo volume voglio proporre un racconto molto bello che ha il pregio di trasformare una situazione di disperazione, in un formidabile successo, con uno stratagemma inatteso perché siamo sicuri che Dio apre sempre una via dove pensi non ci sia. La lettura di questa novella vi preparerà alla lettura dell’abbondante materiale documentario qui raccolto ed ordinato. Ecco il racconto. Molti anni fa, ai tempi in cui un debitore insolvente poteva essere gettato in prigione, un mercante di Londra si trovò, per sua sfortuna, ad avere un grosso debito con un usuraio. L’usuraio, che era vecchio e brutto, si invaghì della bella e giovanissima figlia del mercante, e propose un affare. Disse che avrebbe condonato il debito se avesse avuto in cambio la ragazza. Il mercante e sua figlia rimasero inorriditi dalla proposta. Perciò l’astuto usuraio propose di lasciar decidere alla Provvidenza. Disse che avrebbe messo in una borsa vuota due sassolini, uno bianco e uno nero, e che poi la fanciulla avrebbe dovuto estrarne uno. Se fosse uscito il sassolino nero, sarebbe diventata sua moglie e il debito di suo padre sarebbe stato condonato. Se la fanciulla invece avesse estratto quello bianco, sarebbe rimasta con suo padre e anche in tal caso il debito sarebbe stato rimesso. Ma se si fosse rifiutata di procedere all’estrazione, suo padre sarebbe stato gettato in prigione e lei sarebbe morta di stenti. Il mercante, benché con riluttanza, finì con l’acconsentire. In quel momento si trovavano su un vialetto di ghiaia del giardino del mercante e l’usuraio si chinò a raccogliere i due sassolini. Mentre egli li sceglieva, gli occhi della fanciulla, resi ancor più acuti dal terrore, notarono che egli prendeva e metteva nella borsa due sassolini neri. Poi l’ usuraio invitò la fanciulla a estrarre il sassolino che doveva decidere la sua sorte e quella di suo padre.Che fare? Rifiutarsi di estrarre il sassolino? Mostrare che la borsa conteneva due sassolini neri e smascherare l’usuraio imbroglione? Estrarre uno dei sassolini neri e sacrificarsi per salvare il padre dalla prigione? Sono queste le soluzioni possibili? All’apparenza si. La storia continua narrando però che la ragazza scelse un’altra soluzione: introdusse la mano nella borsa ed estrasse un sassolino, ma senza neppure guardarlo se lo lasciò sfuggire di mano facendolo cadere sugli altri sassolini dei vialetto, fra i quali si confuse.“Oh, che sbadata! – esclamò – ma non vi preoccupate: se guardate nella borsa potrete immediatamente dedurre, dal colore del sassolino rimasto, il colore dell’altro!” Naturalmente, poiché quello rimasto era nero, si dovette presumere che ella avesse estratto il sassolino bianco, dato che l’usuraio non osò ammettere la propria disonestà. In tal modo, la ragazza riuscì a risolvere assai vantaggiosamente per sé una situazione che sembrava senza scampo. La ragazza, in realtà, si salvò in un modo molto più brillante di quanto non le sarebbe riuscito se l’usuraio fosse stato onesto e avesse messo nella borsa un sassolino bianco e uno nero, perché in tal caso avrebbe avuto solo il cinquanta per cento delle probabilità in suo favore. Il trucco che escogitò le offrì invece la sicurezza di rimanere col padre e di ottenergli la remissione del debito. Quando si affronta un problema, è prassi comune delimitarlo entro una determinata inquadratura e cercarne la soluzione all’interno di essa. Si accetta come un dato dimostrato che una certa linea rappresenti i confini del problema, ed è entro questi confini che ricerchiamo la soluzione. Molto spesso però questi confini non esistono nella realtà e la soluzione può trovarsi al di fuori di essi. Sono sei anni che tentiamo di comportarci come si è comportata la ragazza del nostro racconto, di cercare soluzioni e senso di vita fuori dal comune modo di interpretare e vivere la disabilità, la malattia, la vecchiaia. Santina è una testimone formidabile di come la debolezza dell’uomo sia la forza di Dio. Un noto scrittore israeliano mi ha aiutato molto con alcune sue intuizioni profonde. Scrive David Grossman nel romanzo A un cerbiatto somiglia il mio amore dedicato al figlio morto nella Guerra in Libano del 2006: Ricordati soltato che a volte una cattiva notizia non è che una buona notizia che è stata fraintesa, e ricordati anche che quella che era una cattiva notizia può tramutarsi in buona col tempo, forse migliore con te. Possiamo dire che questo è avvenuto per mia Madre ed il libro ne è una concreta prova. Questa pubblicazione, prende il titolo Quando sono debole è allora che sono forte (2Cor, 2,10) da una espressione di San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi, nella quale mi sembra che l’Apostolo faccia riferimento a una sua esperienza concreta, esistenziale. Evoca una situazione di debolezza fisica o psicologica, quale una infermità o uno stato d’animo provato, depresso. Egli non si vergogna di ricordare ai Corinti la situazione di debolezza, umanamente parlando sfavorevole, che ha caratterizzato la sua opera di evangelizzazione in mezzo a loro. Ma riflettendo su tale situazione egli vi coglie qualcosa di sorprendente: l’energia del Risorto. L’Apostolo ritiene di essere “forte” nella sua debolezza in quanto coinvolto nella dinamica vittoriosa del Crocifisso risorto. Proprio questa dinamica è misteriosamente presente anche nella vicenda di Santina Zucchinelli e questo libro intende mostrarlo. La lettura dell’opera presuppone altri due scritti sulla Signora Zucchinelli dal titolo egualmente ecovativo: Roccia del mio cuore è Dio (Piemme 2005) e La Speranza non delude (Paoline 2008). Questo nuovo libro di divide in tre parti. Nella prima parte chiamata L’Insegnamento emerge il volto spirituale di Santina attraverso una collezione di frasi ed espressioni e uno studio di quanto Ella ha saputo esprimere con le sue parole, dopo l’anno 2005, l’anno dell’intervento al cuore e della sua lunga permanenza in ospedale di nove mesi. La seconda parte è costituita da quindici diari di pellegrinaggi e viaggi svolti dal 1°Novembre 2008 al 6 marzo 2011. Essa si chiama La Testimonianza e mostra come la vita di Santina abbia un senso e un significato seppur nella sua disabilità e nella sua sofferenza. E’ una donna che viaggia Santina, che percorre una volta e mezza il giro del mondo per raccontare la sua disabilità e la sua infinita debolezza, per mostrare in tutto questo la forza di Dio. La sua vita diventa così come per Paolo una sorta di predicazione missionaria e nelle decine di miglia di chilometri percorsi, Mamma lascia la sua forte testimonianza cristiana. L’ultima parte del libro s’intitola La Carità. Essa propone a modo conclusivo i frutti di tanta preghiera, sofferenza e predicazione missionaria. Sono le opere di carità che il suo esempio ha saputo provocare. Molta gente vedendo e incontrando Santina è stata provocata ad opere di beneficenza. Il dolore e la disabilità di mia madre non sono stati vani, ma hanno prodotto frutto e questo frutto deve essere raccontato e fatto conoscere. E’ una storia semplice e umile, ma che potrà far bene anche a te che stai leggendo. Concludo con le parole di Benedetto XVI: I singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi. Tenere, per così dire,un “diario interiore” di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita! Queste pagine sono proprio il diario interiore della vita di Santina Zucchinelli dopo l’anno 2005 e speriamo che si riveli bello e salutare per la vostra vita come lo è stato per la nostra.

Roma, 10 Aprile 2011. Quinto anniversario del ritorno a casa di Santina dall’Ospedale

MONS. LUIGI GINAMI

II. IL LIBRO

* Leggi il libro: Quando sono debole è allora che sono forte

III. LA PREFAZIONE E DEL CARD ANGELO COMASTRI:

Si può leggere la bella prefazione del Cardinale cliccando: Comastri

IV. INTRODUZIONE. QUAL’È LA FORZA CHE LA SOSTIENE SEMPRE?

A completamento di quanto detto ecco la bella introduzione al libro di Martina Rota, la nipote di Santina: Santina Zucchinelli è mia nonna. Lo devo a lei se sono come sono oggi e se sono cresciuta. Stavo con lei ogni giorno, quando i miei genitori erano al lavoro e io ero troppo piccola per andare a scuola, o troppo malata per uscire di casa.. anche negli anni successivi, ogni giorno appena usciti da scuola io e i miei fratelli ci recavamo da lei, che ci accoglieva invariabilmente con una tazza di the caldo, dei biscotti e un luminoso sorriso. In estate dopo ogni gita o ogni passeggiata andavamo da lei, che ci preparava gustose merende con il gustoso gelato che ci preparava, anche in inverno se solo glielo chiedevamo! Soprattutto mi ricordo di come ogni mattina, verso le otto, quando uscivamo per andare a scuola, lei ci aspettava sotto il portone della nostra casa, per dare a ognuno di noi bambini due caramelle. E ogni mattina, con la neve, con la grandine, con la pioggia o il sole cocente, eravamo sicuri che non sarebbe mancata. Sfidava le intemperie per darci due semplici caramelle, per noi un tesoro, e per augurarci buona giornata, sempre con il suo splendente sorriso rassicurante; la domenica soprattutto per noi era una festa: ci raccoglievamo tutti attorno al grande tavolo di casa sua, subito dopo la Messa, pronti a gustare i suoi manicaretti: arrosto con le castane, lasagne al sugo o al pesto, torte colorate e dolcissime, gelati buonissimi, in una tale varietà di gusti che nessuno rimaneva scontento. Mia nonna era sempre seduta in una poltrona, vicino alla sua finestrina che dà su Santa Maria Maggiore, sempre con i ferri da calza tra le mani, con i quali creava maglioni, sciarpe, calze e berretti solo per noi , i suoi nipotini. Mia nonna oggi non è piu come qualche anno fa: non riesce piu a cucinare o a sferruzzare… ma in fondo è rimasta sempre la stessa, lo si vede dal suo sguardo, dal suo volto, ma soprattutto dal suo instancabile sorriso, con il quale accoglie tutti, indistintamente. Come fa una donna anziana, affaticata da una vita che con lei non è stata piena di agi e ricchezze, bensì di fatiche e dolori, ad essere così gioiosa, ad illuminarsi in volto vedendo i suoi nipotini o i suoi figli? Qual’è la forza che la sostiene sempre, che la rende cosi felice, nonostante non riesca piu a camminare o a parlare, quando i più si sarebbero abbattuti per molto meno? Questa forza è la Fede, la Fede incrollabile di Santina, la fede che l’ha sostenuta anche nei momenti piu cupi e bui della sua vita, la Fede che le ha permesso di rialzarsi nelle difficoltà, che le ha permesso di conoscere il vero valore dell’amore, quell’amore che ha riversato e che continua a riversare su tutti noi, quell’amore a causa del quale ha compiuto grandi sacrifici, ma grazie al quale io ho una nonna meravigliosa e grazie al quale io sono cresciuta circondata dall’affetto. Mia nonna è una figura molto importante nella mia vita, è un esempio per me, come anche per molti altri, e quando penso a lei istintivamente la rivedo com’era: sempre pronta a dare una mano agli altri, sempre pronta ad aiutare chiunque ne avesse bisogno. Dal nipotino al povero che chiede l’elemosina all’incrocio.

MARTINA ROTA

V. ALCUNE RECENSIONI DI STAMPA , RADIO E TELEVISIONE

1. Agenzia di stampa zenit

Quando la sofferenza diventa fonte di speranza. La vicenda di Santina Zucchinelli Ginami, raccontata da suo figlio

ROMA, venerdì, 22 luglio 2011 (ZENIT.org).-Secondo alcuni non cè alternativa al dolore, meglio morire. Molti altri invece sostengono che è proprio nei momenti di massima sofferenza che Dio è più vicino. Monsignor Luigi Ginami è così convinto di questa seconda ipotesi al punto da scrivere tre libri sulla vicenda che ha colpito sua madre Santina Zucchinelli: Roccia del mio cuore è Dio (Piemme 2005), La Speranza non delude (Paoline 2008) e Quando sono debole è allora che sono forte (edizioni Velar 2011). La signora Santina Zucchinelli nel 2005 è stata ricoverata agli Ospedali Riuniti di Bergamo per un difficile intervento chirurgico al cuore e per la successiva lunga degenza in Terapia Intensiva. Un lungo itinerario di paure e di dolore che mostra però come dalla sofferenza possano nascere i doni più grandi e come la debolezza delluomo sia la forza di Dio. Intervistato da ZENIT, monsignor Ginami ha raccontato: Un noto scrittore israeliano mi ha aiutato molto con alcune sue intuizioni profonde. Ha scritto David Grossman nel romanzo ‘A un cerbiatto somiglia il mio amore’ dedicato al figlio morto nella guerra in Libano del 2006: ‘Ricordati soltanto che a volte una cattiva notizia non è che una buona notizia che è stata fraintesa, e ricordati anche che quella che era una cattiva notizia può tramutarsi in buona col tempo, forse migliore con te’. E ora posso dire che questo è avvenuto per mia Madre. Nel mio ultimo libro ha precisato monsignor Ginami ho preso spunto da unespressione di San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi: ‘Quando sono debole è allora che sono forte’ (2Cor 12,10), nella quale mi sembra che lApostolo faccia riferimento a una sua esperienza concreta, esistenziale. Evoca una situazione di debolezza fisica o psicologica, quale uninfermità o uno stato danimo provato, depresso. Egli non si vergogna di ricordare ai Corinzi la situazione di debolezza, umanamente parlando sfavorevole, che ha caratterizzato la sua opera di evangelizzazione in mezzo a loro. Ma riflettendo su tale situazione egli vi coglie qualcosa di sorprendente: lenergia del Risorto. L’Apostolo ha aggiunto ritiene di essere forte nella sua debolezza in quanto coinvolto nella dinamica vittoriosa del Crocifisso risorto. Proprio questa dinamica è misteriosamente presente anche nella vicenda di mia madre e questo libro intende mostrarlo. Nella prima parte del libro emerge il volto spirituale di Santina attraverso una collezione di frasi ed espressioni e uno studio di quanto ella ha saputo esprimere con le sue parole, dopo lanno 2005, lanno dellintervento al cuore e della sua lunga permanenza di nove mesi in ospedale. La seconda parte è costituita da quindici diari di pellegrinaggi e viaggi svolti dal 1° novembre 2008 al 6 marzo 2011, e mostra come la vita di Santina abbia un senso e un significato seppur nella sua disabilità e nella sua sofferenza. L’ultima parte del libro sintitola La Carità epropone i frutti di tanta preghiera, sofferenza e predicazione missionaria. Sono le opere di carità ha sottolineato l’autore che il suo esempio ha saputo provocare. Molta gente vedendo e incontrando Santina è stata provocata ad opere di beneficenza. Il dolore e la disabilità di mia Madre non sono stati vani, ma hanno prodotto frutto e questo frutto deve essere raccontato e fatto conoscere. Monsignor Ginami ha quindi concluso riprendendo le parole di Benedetto XVI: I singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dellattenzione che ha per ognuno di noi. Tenere, per così dire, un ‘diario interiore’ di questo amore sarebbe un compito bello e salutare per la nostra vita.

2. L’Ottimista del 1° Agosto 2011

Clicca qui di seguito per leggere il PDF:  03 L’ottimista, 1 Agosto 2011, Meeting di Rimini

santina a Cavlera

3. Il quotidiano Il Tempo 31 Luglio 2011 pp.40-41

Storia di una speranza che diviene certezza

Claudio Lo Tufo L’amore per una madre prevarica confini che anche l’uomo più audace non avrebbe mai immaginato di superare.

È come se ognuno di noi avesse una sorta di riserva energetica che si accende nei momenti di difficoltà. Un coraggio e una forza che diventano ancor più tenaci, quando la sofferenza ha colpito duramente colei che ci ha dato alla luce. Così ti involi nella lettura feroce dell’ultimo libro di Don Luigi Ginami «Quando sono debole è allora che sono forte» (edizioni Velar), e scopri che questa sensazione appartiene a tutti noi e che l’uomo trova dentro di se e nel suo rapporto spirituale con dio la forza per capovolgere gli eventi e ritrovare la felicità. Il testo di Ginami è dedicato alla figura di Santina, sua madre, che nel 2005 è stata colpita da una grave malattia rendendola non autosufficiente. Negli anni successivi alla malattia Ginami ha scoperto che la madre, pur pronunciando poche parole, era presente e capace di dare ancora molto a questo mondo. Da qui un lavoro attento, quasi filosofico, che ripercorre il pensiero di Santina attraverso uno studio, a tratti da vero storico, degli avvenimenti susseguenti alla malattia. Ginami attraverso poche frasi e molto spesso assai brevi, scopre e condivide con il lettore la nuova vita di sua madre. Santina, infatti, ha trovato nella sua nuova dolorosa condizione un rinato equilibrio e un’impensabile felicità. Il testo dal punto di vista organico è suddiviso in tre tronconi: l’insegnamento, la testimonianza e la carità. Un libro che diviene lo strumento con il quale Ginami racconta al mondo l’esperienza straordinaria che scaturisce dal nuovo rapporto costituitosi con la madre dopo il tragico evento. La lettura, scorrevole e sempre piacevole, ci porta a scoprire i lati più intimi di Santina, ma sopratutta ci dimostra come si possa, in una situazione che appare disperata, scoprire una nuova verità e un’angolazione dell’esistenza diversa. Il tutto incentrato nel rapporto profondo, sia di Ginami che di Santina con Dio, quel rapporto di fede che permette ad entrambi di capire, come il dolore possa essere uno strumento del signore per portarci a verità più profonde. Un rapporto che sta spesso al centro dei pochi discorsi tra madre e figlio, come quando Ginami chiede alla madre: “Mamma cosa devo fare per essere un buon prete” e Santina senza troppe esitazioni gli risponde “Ubbidisci”. Il libro diviene grande non solo per l’acutezza dell’autore, ma grazie alla storia di una donna di straordinaria intensità e come scrive il cardinale Angelo Camastri, nella sua acuta prefazione, “Sia benedetto il Signore che ci dona mamme così… e figli così!”.

4. Il quotidiano L’Eco di Bergamo

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La storia di una madre bergamasca con un lungo percorso di dolore e sofferenza, scandito da un’operazione a cuore aperto, il coma, il lento recupero, ma scandito soprattutto da una ricchissima fisionomia spirituale. Questa donna si chiama Santina Zucchinelli. È la mamma di monsignor Luigi Ginami, officiale della Segreteria di Stato vaticana, che ha dato alle stampe il volume «Quando sono debole è allora che sono forte. La vicenda di Santina Zucchinelli dal 9 giugno 2008 al 6 marzo 2011». Il titolo è ripreso dalla Seconda Lettera ai Corinzi (2 Cor 12, 10), dove San Paolo fa riferimento alla sua debolezza fisico-psicologica. «Egli — scrive monsignor Ginami nell’introduzione — non si vergogna di ricordare ai Corinzi la situazione di debolezza, umanamente parlando sfavorevole, che ha caratterizzato la sua opera di evangelizzazione in mezzo a loro. Ma riflettendo su tale situazione vi coglie qualcosa di sorprendente: l’energia del Risorto. L’Apostolo ritiene di essere “forte” nella sua debolezza in quanto coinvolto nella dinamica vittoriosa del Crocifisso risorto. Questa dinamica è misteriosamente presente anche nella vicenda di Santina Zucchinelli». Il libro si suddivide in tre parti, con titoli a iniziale maiuscola per sottolineare la pregnanza della testimonianza materna: «L’Insegnamento», «La Testimonianza», «La Carità». Le prime due parti offrono tre scritti fondamentali di Santina anteriori all’anno 2005, cioè prima dell’intervento chirurgico e della degenza di nove mesi in ospedale. Ci sono poi 229 frasi della nuova vita di Santina e i diari dei pellegrinaggi effettuati dal novembre 2008 al marzo scorso, per esempio in Terra Santa, San Giovanni Rotondo, Lourdes, Roma, dove incontra Papa Benedetto XVI. Come scrive il figlio, la madre che viaggia racconta «la sua disabilità e la sua infinita debolezza, per mostrare in tutto questo la forza di Dio. La sua vita diventa così come per Paolo una sorta di predicazione missionaria». La terza parte è come una sintesi del cammino di Santina, che ha portato frutti spirituali di preghiera, sofferenza e testimonianza. «Molta gente — scrive monsignor Ginami — vedendo e incontrando Santina è stata provocata ad opere di beneficenza». Altre provocazioni, altri frutti spirituali e solidali numerosi verranno dalla lettura di questo libro che racconta la storia di questa donna bergamasca. La sua vita può ben definirsi un faro per l’attuale società individualista, chiusa, timorosa del domani, che ha paura di amare e di farsi amare. Eppure è una società che, anche se lo nasconde per non apparire bisognosa, cerca spasmodicamente testimoni forti e credibili per i propri passi nel presente e nel futuro prossimo.

Carmelo Epis

Scarica il PDF dell’articolo cliccando qui: 07-LEco-di-Bergamo-p.33-8-8-2011[1]

5. Radio Maria

In occasione della serata sacerdotale condotta da don Tino Rolfi,  giovedì 11 agosto 2011 dalle ore 21,30 alle ore 22,00 è avvenuta la presentazione del libro, che potete ascoltare cliccando qui sotto:

6. Tele Pace

Ringraziamo l’Emittente televisiva Telepace per aver concesso una presentazione di 14 minuti durante un notiziario della sera alle ore 19.00 Qui di seguito potrete rivedere sia l’intero intervento registrato, che quello più sintetico trasmesso dalla televisione, clicca:

7.  Il quotidiano Avvenire del 5 Novembre 2011 p. 20

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Santina Zucchinelli, «testimone nel dolore»

In libreria un nuovo volume di don Ginami sulla madre e sul suo incredibile apostolato scaturito da una lunga malattiaHa compiuto 30 viaggi e percorso complessivamente più di 70mila chilometri in 215 giorni. Ha raccolto fondi per finanziare 24 progetti di aiuto in Italia e all’estero (da ultimo anche un dispensario cattolico in Kenia). Ma non stiamo parlando di un atleta o di un missionario (almeno non nel senso proprio del termine), quanto di un’anziana signora, Santina Zucchinelli, che nel 2005 ha subito un delicatissimo intervento al cuore, in seguito al quale ha passato 276 giorni in ospedale, 109 dei quali in terapia intensiva. Ma proprio questa profonda esperienza di dolore l’ha indotta ad offrire la propria testimonianza in varie forme, non ultime quelle della carità itinerante verso chi soffre. La vicenda di Santina è stata narrata a più riprese dal figlio, don Luigi Ginami, sacerdote della diocesi di Bergamo, attualmente nella Segreteria di Stato vaticana, che ha dato da poco alle stampe un nuovo volume in qualche modo riassuntivo di quanto è accaduto dal 2005 ad oggi (comprese le iniziative di beneficenza finanziate anche con i proventi delle precedenti pubblicazioni). Giunge così in libreria «Quando sono debole è allora che sono forte» (Edizioni Velar, 262 pagine, 15 euro), che già dal titolo (un versetto della II Lettera di san Paolo ai Corinzi) cerca di dare un senso a quanto vissuto in questi sei anni. «L’Apostolo – scrive don Ginami – ritiene di essere “forte” nella sua debolezza in quanto coinvolto nella dinamica vittoriosa del Crocifisso risorto. Proprio questa dinamica è misteriosamente presente anche nella vicenda di Santina Zucchinelli e questo libro intende mostrarlo». La pubblicazione si divide in tre parti. La prima contiene una collezione di frasi ed espressioni con le quali Santina Zucchinelli riflette sulla sua sofferenza. La seconda è costituita dai diari dei pellegrinaggi e dei viaggi svolti tra il 2008 e il marzo di quest’anno. La terza ricorda le opere di carità che sono scaturite dalla singolare forma di apostolato del dolore. Tra le altre un contributo a favore dei terremotati di Haiti e l’aiuto inviato agli iracheni feriti nell’attentato del 31 ottobre 2010 ad una chiesa di Baghdad. «Questo volume – scrive il cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano – è un meraviglioso “poema della mamma” scritto dal figlio sacerdote». Il poema di una sofferenza che si trasforma in nuova vita. (M.Mu.) se si vuole leggere la pagina in PDF basta cliccare qui: Avvenire-5-11-2011-p.-20

8. Il quotidiano L’Eco di Bergamo del 19 dicembre 2011  p. 18

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Storia di Santina. Il dolore sprona la carità di popolo

È da sei anni sulla sedia a rotelle e da lì sprona iniziative di carità, già sfociate in opere concrete. Ora aiuta la realizzazione di una casa per suore e un dispensario a Watamu (Kenya). Lei è Santina Zucchinelli, 86 anni, di Bergamo. La sua storia è raccontata dal figlio, monsignor Luigi Ginami, della Segreteria di Stato vaticana. Sulla sua vicenda hanno parlato, all’Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma, padre Federico Lombardi e monsignor Vittorio Nozza. Il messaggio del cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Bertone: l’essere madre di un prete l’ha resa prediletta dal Signore

Emanuele Roncalli

DI EMANUELE RONCALLI

Comunica con silenzi e sorrisi. È anziana, debole e disabile. Ma la sua sofferenza provoca e dalla sedia a rotelle sprona iniziative di carità, già sfociate in opere concrete a favore di poveri e bisognosi Lei è Santina Zucchinelli, 86 anni, di Bergamo.Nel 2005 un’operazione a cuore aperto, il coma, 9 mesi in rianimazione, il lento recupero. Da 6 anni è in carrozzina. Non ama i proclami e i suoi messaggi non cercano palcoscenici o megafoni, le bastano due occhi, uno sguardo: un silenzio assordante che dice tutto. La sua storia è raccontata dal figlio sacerdote, mons. Luigi Ginami, da anni impegnato agli Affari Generale nella Segreteria di Stato del Vaticano. Sull’anziana mamma ha scritto numerosi testi, editi anche all’estero – Stati Uniti compresi – che sono ora un diario personale, ora un racconto a quattro mani, ora un colloquio intimo e spirituale. Il sito www.fondazionesantina.org  ne racchiude numerosi stralci. Una scelta – quella di narrare la quotidianità di Santina – non per innalzare su un piedestallo l’esile figura di una madre malata, ma per far comprendere come dalla disabilità possa scaturire qualcosa di grande, perché per dirla con il titolo dell’ultimo libro «Quando sono debole è allora che sono forte». Attorno al tema del volume e dell’esperienza della sofferenza, l’Arciconfraternita dei Bergamaschi in Roma ha ospitato una serata di riflessione alla quale non hanno voluto mancare relatori di primo piano, da Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede a mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas Italiana, oltre al vaticanista Fabio Zavattaro. Ha condotto la serata Alessandra Armellini. Il card. Tarcisio Bertone ha fatto sentire la sua voce unendosi al ricordo della figura e della storia «di una donna di grande fede e di valore umano e spirituale – si legge nel messaggio del Segretario di Stato del Vaticano -. L’essere madre di un sacerdote l’ha resa particolarmente prediletta dal Signore e meritevole di un giusto riconoscimento”. Mons. Nozza nel suo intervento ha riproposto parole evangeliche e la parabola del granello di senape, il più piccolo tra i semi che diviene pianta più grande di tutte, ricordando come dai piccoli gesti possono nascere grandi opere. «La carità di popolo è possibile da tutti – ha detto riferendosi all’esempio di Santina – e la fede si rende operosa nella carità». Mons. Nozza ha rimarcato poi alcune pagine del libro di Ginami, come le testimonianze dei medici e degli infermieri che si sono presi cura di Santina «la cui sofferenza provoca gesti di speranza». «Bisogna volgere lo sguardo dal basso – ha ammonito -, dobbiamo metterci nella polvere delle nostre strade, guardare con la prospettiva degli esclusi, così come ha fatto Madre Teresa di Calcutta, la piccola matita di Dio». «Quello di mons. Ginami – ha esordito poi Padre Lombardi – è un libro singolare e personale, commovente, che ci fa partecipi del rapporto fra una madre disabile e il figlio prete. Qui emerge dirompente il tema della disabilità umana e al tempo stesso indica l’atteggiamento corretto e adeguato per andare incontro a disabili e anziani». «Ma questo volume – ha continuato il portavoce del Papa – è coinvolgente, per alcuni aspetti sconcertante, perché narra con trasparenza la quotidianità di Santina. Fa riflettere ed è adatto al tempo in cui viviamo: perché spesso i disabili sono emarginati e la cultura di oggi è incentrata più su altre cose. Quello del libro – e di Santina – è un messaggio forte e controcorrente ». E proprio alla madre di mons. Ginami ha poi rivolto la sua attenzione: «Lei è un’anziana debole, ma amata e apprezzata, quello del figlio è l’amore puro gratuito e disinteressato. Lei comunica con silenzi e sorrisi, sprigiona forza di spiritualità, è polo di attrazione e ristoro spirituale ». E P. Lombardi ha fatto tornare alla mente l’esempio di Giovanni Paolo II che è riuscito a comunicare con la sua sofferenza. «Ma Santina – ha concluso Padre Lombardi – è anche ispiratrice di rapporti e di iniziative di solidarietà ». Per questo ha invitato mons. Ginami ad allontanare i suoi dubbi, le sue paure quando pensa che le sue azioni – come l’accompagnare la madre in giro per il mondo facendo conoscere la sua storia – possano essere viste come un «accanimento terapeutico spirituale». Con il figlio, Santina – assistita da una donna peruviana, Olinda, suo angelo custode – ha compiuto una quarantina di viaggi da Oriente e Occidente (Lourdes, Gerusalemme, Mar Rosso, Grecia, Tunisia, Kenya per citarne alcuni) coprendo 100.000 km . Ha portato in ogni angolo del mondo la sua sofferenza e ha conosciuto quella degli altri. La sua presenza ha provocato il risveglio delle coscienze. Ha spronato gli animi. Ha contribuito a dare impulso a nuove iniziative di solidarietà. Mons. Ginami ha ricordato l’ultima intrapresa durante il recente viaggio in Kenya con Santina. È lì che hanno incontrato il parroco di Watamu e 250 bambini di un orfanotrofio: una comunità che ha ora bisogno di un alloggio per tre suore e una maestra, oltre a un dispensario più grande. Sono bastati i muti sorrisi di Santina a gettare in quella strada polverosa un altro seme di speranza. A provocare un nuovo gesto di carità.

Leggi e stampa la pagina dal formato PDF:  LEco-di-Bergamo-19-12-2011[1]

9. Il quotidiano Il Tempo del 23 dicembre 2011 p. 45

Ecco il testo in formato Jpg, cliccate per ingrandire l’immagine:

Il tempo 23-12-2011

Santina e Don Ginami in giro per il mondo con la fede

Il problema. La soluzione. L’affanno inganna e porta ipadreterni su strade obbligate, anguste e buie. Tristi. Poi c’è un’altra Via. Quella del Padreterno che don Luigi Ginami in «Quando sono debole è allora che sono forte» (edizioniVelar) racconta con centomila chilometri percorsi in giro per il mondo con la madre di 86 anni in carrozzina. Lei, Santina Zucchinelli, disabile silenziosa e sorridente dopo l’intervento a cuore aperto subìto sei anni fa. Lui. il figlio, impegnato nella segreteria di Stato del Vaticano, instancabile missionario della malattia miracolosa descritta in numerosi altri libri pubblicati anche all’estero. Miracoli di beneficenza e di salute ispirati da una donna che, attraverso i suoi diari, dimostra che nulla è impossibile a Dio. Durante la riflessione sul libro all’Arciconfraternita dei Bergamaschi in via di Pietra a Roma guidata da Alessandra Armellini, il messaggio del segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, fotografa ed esalta l’ordito: l’essere madre di un sacerdote l’ha resa particolarmente prediletta dal Signore e meritevole di un giusto riconoscimento. Madre e figlio(immaginate Sant’Agostino e le preghiere della madre affinché la strada si svelasse) impegnati ogni santissimo giorno a evocare la frase di San Paolo nella lettera ai Corinzi che dà il titolo al libro. Come può la debolezza essere manifestazione della forza? Accettando il disegno che Dio ha per ciascuno di noi, aiutandosi con quel diario interiore che Benedetto XVI invita a tenere per cogliere i segni dell’Assoluto nella nostra piccola vita. Presenza invincibile. Santina e il figlio scrivono diari di pellegrinaggi (quindici dal marzo 2008) che muovono le coscienze e portano quelle sopite in attesa di speranze ad agire controcorrente. Sostegno, ottimismo, carità, fede. Soluzioni fuori dal comune. Mente e cuore aperti alla certezza che il male costruisce recinti e prigioni mentre il bene è in finito. «La fede – sintetizza mons Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana – si rende operosa nella carità, l’unico atto possibile indistintamente a ogni uomo fonte di sollievo immediato e garantito. Come fa bene e fa riflettere vedere all’opera una donna anziana e disabile nel tempo in cui viviamo. «Un’azione sconcertante -secondo Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede – in un mondo che spesso emargina i disabili ed è concentrato su altro. Altro da sé. Santina e Luigi, mentre camminano e scrivono, fanno zoom. Qualche dettaglio appare nel cuore di chi legge. Accade che il dispensario di un orfanotrofio per 250 ragazzi aMida in Kenia possa essere ristrutturato e ampliato. Con i soldi del libro.

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PARTE SECONDA: LA DOCUMENTAZIONE

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12-quando-sono-debole-c3a8-allora-che-sono-forte-definitivo1.doc

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02-quando-sono-debole-c3a8-allora-che-sono-forte-28-11-2010

* Leggi il libro: Quando sono debole è allora che sono forte

Guarda sul canale di You tube Santina prima dell’intervento chirurgico:

 

01-nel-cuore-delle-scritture-18-giugno-1998