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Così facendo il soldato prende da terra un
               buster di pillole vuote. La scritta è in arabo, non
               capisco nulla. Mi legge il nome di un potente
               farmaco tranquillante. Drogavano le donne per
               poi stuprarle. Mio Dio! Mi ricordo perfettamente
               della storia della mia Hazar. Mentre l’uomo parla
               mi ricordo che Hazar, la donna yazida di cui ab-
               biamo parlato in un altro libretto a lei dedicato,
               era stata venduta come schiava a Mosul e rac-
               contava esattamente queste cose: spazi angusti
               per la prigionia, sedativi per stuprare donne, vita
               da capre mi diceva Hazar. Non posso nasconde-
               re la commozione ai miei compagni.
                  Mentre l’imam continua a urlare il suo ser-
               mone del venerdì e, lontano, si sentono bombe
               esplodere e artiglieria colpire, inizio il mio di-
               scorso.
                  “Ivan, lo scorso anno a Dawidiya Refugee
               Camp ho incontrato e parlato a lungo con una
               donna yazida che proprio in questa città era stata
               venduta come schiava. Vedere una di queste pri-
               gioni mi commuove profondamente e mi chiedo:
               ma dove è finito il rispetto dei diritti umani e
               della donna? Queste bestie rifiutano, a chi non è
               soggetto a quello che loro chiamano islam, ogni


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