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dedicata a San Giorgio. I militari questa volta,
               dopo una lunga attesa, non ci danno il permes-
               so. È una zona strategica e non vogliono che
               alcun estraneo entri in uno dei quartieri generali
               dell’esercito iracheno. Regaliamo due bottiglie di
               acqua ai giovani militari al caldo dei 40 gradi e
               Ivan mi porta a vedere un’altra chiesa. Mentre
               passiamo i checkpoint ecco una nuova rivela-
               zione. Dopo la sorpresa della pistola sotto la ca-
               micia, Ivan, in modo gentile e raffinato, mi dice:
                  “Padre devi sapere che quando quel demonio
               dell’ISIS si è ritirato da questi quartieri, alcune
               volte, soprattutto in luoghi in cui la gente potreb-
               be frequentare come mercati, scuole o... chiese,
               ha lasciato cariche di dinamite e esplosivi nasco-
               sti. Basta urtare male una pietra o spingere un
               muro che salta in aria tutto. La bella chiesa che
               stiamo per visitare si chiama Alnaser, nella loro
               lingua! Senti facciamo così: entriamo, guardiamo
               bene e poi muoviamo i passi. Va bene? Vuoi che
               vada da solo?”.
                  Non mi aspettavo questa nuova sgradevolis-
               sima sorpresa: saltare in aria a Mosul in questo
               modo... Avevo paura di essere aggredito, di ri-
               cevere qualche proiettile di rimbalzo, ma la pre-


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