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controlli della giornata: stop, documenti, iden-
               tificazione della targa con foglio rosa, apertura
               del bagagliaio, domanda del motivo della visita
               e risposta a modo di litania: “È un prete ed è
               venuto per visitare le chiese distrutte”. Sorriso
               e la barriera si apre. Il Twall rimane libero e si
               passa nella stretta apertura.

                  La prima chiesa che visitiamo ci sta davanti:
               bella, grande e con marmi meravigliosi... ma che
               disastro! Ci avviciniamo. Croce del campanile di-
               velta. Una porta arrugginita si apre. Ivan mette
               l’arma sotto la camicia, nascosta dietro la schiena
               e nuovamente mi spavento. Mi calma, mi cal-
               mo. Meglio così che senza nessuna protezione.
               Scendiamo. Un uomo con il volto sorridente e
               accogliente ci saluta. Ci apre il portone di ferro.
               Siamo dentro. Ivan prima di continuare richiude
               la porta con il catenaccio.
                  “Why? – chiedo – perché?”.
                  “Meglio così, padre, siamo più tranquilli”.
                  Salgo le scale sconnesse e visibilmente rovi-
               nate. Inizio ad avvertire la furia insensata di Da-
               esh. Mentre avverto la furia di Daesh, la città mi
               presenta un angelo. Piccoli bambini mi corrono


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