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incontro con grandi sorrisoni, incuriositi dal co-
lore bianco della pelle. Si avvicinano. Dimentico
di essere in guerra. I bambini, con la loro inno-
cenza, hanno la forza di una bomba atomica! A
Dawidiya Refugee Camp come qui annientano,
polverizzano la guerra e, con il loro sorriso e
la loro innocenza, ti curano dentro. Sollevo il
più piccolino alla mia guancia e lui si accoccola
comodo comodo e pacioso. Che dolceeee! Mi
guarda negli occhi e mi interroga: ‘Cosa c’entro
io con la guerra? Perché sono nato qui e non in
Italia? Perché sento ogni giorno i bombardamen-
ti, vedo morire gente, ascolto pianto e vedo lacri-
me?’. Povero piccolo. Lo accarezzo teneramente
e anche Ivan si commuove.
“Padre hai conquistato questo bimbo”.
Me lo tengo in braccio, sul mio cuore, men-
tre vedo distruzione nella chiesa. Tutti gli arredi
sacri sono stati fatti sparire. La chiesa è pulita ma
vuota, distrutta e soprattutto nuda... Dopo averle
tolto gioielli, quadri, statue, libri di preghiera e
arredi sacri, ora la stanno spogliando. Il bel mar-
mo viene staccato con cura e messo in ordine
per la vendita. Rimane il cemento armato nudo
e crudo, come cruda è l’immagine addolcita so-
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