Page 56 - NASREN
P. 56

dei ricordi ancora pieni di vita. Scrivo in modo
               scorretto, ma voi capite il cuore. Tutti mi ave-
               vano sconsigliato di andare a Mosul, ma questa
               non è una novità dei nostri viaggi: è avvenuto
               per Garissa, Dadaab e soprattutto per i cartelli
               del narcotraffico in Messico... Ma qui ancora peg-
               gio: non solo dall’Italia ma anche dall’Iraq tutti
               mi hanno detto di non andare... Abuna Yoshia,
               padre Samir, i peshmerga, tutti hanno sconsi-
               gliato. Addirittura in Italia mi dicevano che per
               avere un contractor dovevi pagare la folle cifra
               di 10.000 euro. Novelle metropolitane da chi, qui
               in Iraq, non si muove da Erbil o Duhok e poi,
               lavorando per organizzazioni no profit, porta a
               casa, a spese dei poveri, 5.000 euro al mese più
               comodi alberghi.
                  È un giovane cristiano di nome Ivan a por-
               tarmi nella guerra. Come per le dodici ore di
               pista in Kenya con Jimmy e Doreen, macchina
               grossa e robusta: 4000 di cilindrata per sostenere
               le dure strade della guerra. Partiamo presto da
               Erbil. È venerdì 5 maggio. La strada è comple-
               tamente libera perché oggi è venerdì, il giorno
               della preghiera musulmana. Arriviamo al primo
               dei numerosi checkpoint. C’è una inconsueta fi-


               54
   51   52   53   54   55   56   57   58   59   60   61