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sgorbio di figlio! Lei non si vergogna di lui, anzi mi
             sembra di intuire che ne va fiera… Lo guardo. Ha
             24 anni ma è un groviglio di sofferenza oceanica
             e non è capace di intendere e volere. Prendo la
             sua destra scheletrica mentre Tuyet tiene la sua
             sinistra: tutti e tre così ci diamo la mano. Lui gira
             il viso e mi guarda, spalanca la bocca. La saliva
             esce copiosa, la lingua fa fatica e un suono cupo e
             roco esce dalla gola e si soffoca nel catarro. Sputa
             e prontamente Tuyet pulisce. Sputa una seconda
             volta. Le blocco la mano con una morsa forte e
             risoluta… il suo gesto si interrompe a metà. Mentre
             con la destra blocco la sua mano, con la sinistra
             sfilo dalla sua il fazzoletto e mi ci dedico io a pulire
             quel catarro giallo. Le mie dita si sporcano del suo
             catarro, ma la sua bocca è pulita!
                 Tuyet mi guarda sorpresa e commossa:
                 “Gigi, ti sei sporcato del suo catarro? Ma tu
             non hai schifo come gli altri!”.
                 La guardo e, lentamente, porto le mani sporche
             del catarro di Anton davanti a noi due. Sono spor-
             che. Il catarro lambisce le dita. Lentamente, con il
             fazzoletto che Tuyet aveva in mano, me le asciugo:
                 “Tuyet, io ho accudito mia madre Santina che
             era come Anton negli ultimi sette anni della sua


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