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do. Le do una mano e la faccio alzare. Sta arrivando
             dal sentiero una delegazione di donne che vengono
             a far festa agli ospiti venuti da lontano. Hanno tutte
             in mano un colorato ventaglio e ciascuna di loro rag-
             giunge uno di noi e inizia a far vento: squisito segno
             di ospitalità di questo lembo dell’Estremo Oriente,
             in cui l’ospitalità è sacra e un valore eterno. Una an-
             ziana donna tenta di togliermi lo zaino. Rifiuto: è
             più anziana di me ed è una donna. Sister Trang mi
             dice di darle almeno le provviste di cibo destinate al
             villaggio per non offendere la loro sensibilità. Tolgo
             allora dallo zaino il sacco delle provviste destinate
             al villaggio e il mio cammino procede più spedito. Il
             cappello a cono mi protegge dal forte e umido sole
             che, implacabile, batte in testa. Mentre continuia-
             mo il cammino, la responsabile dell’accoglienza del
             villaggio mi dice che in paese c’è il triste caso di un
             disabile di 24 anni la cui mamma ha chiesto di incon-
             trare per una preghiera il padre che viene da Hanoi.
             Rispondo di sì immediatamente. Giunto al villaggio,
             metto la testa sotto una fontana, mi rinfresco e poi
             mi dirigo verso la casa, accompagnato dalle suore.


                 Apre la porta una donna giovane, molto dol-
             ce e con uno sguardo bellissimo. Si inchina in se-


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