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assaporare il capogiro, devo respirare il ribrezzo
e il disgusto e poi? Vorrei uscire invocando come
scusa il fatto che il Fiume Rosso è ancora lontano,
che sono stanco… mi vorrei inventare una scusa.
Tuyet, così si chiama la bellissima donna,
mamma di Anton, mi prende dolcemente la ma-
no destra, mi guarda negli occhi e mi porta verso
un angolo della stanza dove c’è un catino e una
brocca d’acqua:
“Rinfrescati, padre!”.
Così dicendo prende in mano il catino e versa
dalla brocca l’acqua. Mi offre un pezzo nuovo di
sapone destinato agli ospiti. Quel gesto per me
è piacevolissimo: il sapone, l’acqua pulita, l’asciu-
gamano sono segni così semplici ma così potenti
da stregarmi il cuore. ‘Ma tu guarda questa donna
che vive nella miseria, che grande gentilezza nei
miei confronti, una gentilezza povera, ma al tempo
stesso forte e nobile, fatta di acqua pulita, sapo-
ne e asciugamano’. Quasi come un rito, mi lavo
bene le mani e il volto, uso abbondante sapone,
mi sciacquo lentamente e scrupolosamente, gu-
stando il profumo del sapone che si scioglie tra le
mani. Mi asciugo.
Tuyet mi domanda:
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