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NAOMI

                  È una calda sera dei nostri ultimi giorni di per-
               manenza in Kenya, siamo stanchi e stiamo visi-
               tando i villaggi dove abitano i malati di AIDS che
               seguiamo nel nostro programma chiamato Com-
               prehensive care outreach Msabaha. Il caldo del
               giorno lascia gradatamente posto al fresco della
               sera, anche se il sole non è ancora tramontato.
               Siamo fuori dalla capanna di Naomi, una bellissima
               bimba di 9 anni affetta da HIV, che rapidamen-
               te si sta trasformando in AIDS. La bimba ha uno
               sguardo spento e stanco. Invito i miei compagni
               di spedizione a entrare nella capanna.
                  Spalanchiamo la porta e il contrasto tra la forte
               luce del sole e il buio della capanna ci sorprende,
               impedendoci di vedere l’interno. Poi, gradatamen-
               te, la vista si abitua e cominciamo a scoprire una
               grave e severa povertà. L’ambiente è suddiviso in
               due parti, una per la notte e una per il giorno. Non
               esistono tavoli, sedie e letti, ma solo alcuni sacchi
               in cui sono ammassati gli stracci chiamati vestiti,
               uno dei quali avevo portato in Italia nel mese di
               febbraio. Attaccata alla parete una vecchia lanterna
               a petrolio spenta. La bambina mi tiene per mano.
               La miseria così forte è un invito alla riflessione.
               Chiedo la parola ai miei compagni e sparo a raffica

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