Page 64 - Janet
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invece rimangono. Quei disperati sono vestiti di
               casacche a strisce nere e bianche troppo calde per
               il caldo equatoriale. Un detenuto mi regala la sua
               casacca strappata nella manica destra che subito
               diventa per me tesoro prezioso da conservare co-
               me reliquia... Come i 15 scellini che mi ha dato un
               povero bambino nella chiesa di Lango Baya come
               elemosina... lui che non ha da mangiare mi rega-
               la tre piccole monetine, oppure come il linoleum
               intriso di sangue dei martiri di Garissa, la forcina
               dei capelli di una ragazza massacrata o il terribi-
               le bossolo esploso nel cortile dell’università. Tutti
               oggetti carichi di significati fortissimi... Ieri Marzia,
               Emanuele e Caterina hanno attraversato con me
               la porta santa, costituita dalla porta schifosa della
               cella carceraria.
                  Alla partenza da Roma avevamo attraversato
               quella più solenne di San Pietro e ora, invece, quel-
               la più modesta e umile di un carcere lurido e di-
               menticato ma che, per volere di papa Francesco, ha
               lo stesso valore di quella di San Pietro. Una espe-
               rienza formidabile e stridente che nel cuore cerca
               composizione e significato. Quella porta della Mi-
               sericordia del carcere di Mtangani ci ha commosso
               più della porta santa di San Pietro. Penso che, per i
               miei compagni, rimarrà la vera e unica porta santa
               del loro giubileo in questo anno di misericordia.

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