Page 65 - Janet
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Torniamo a loro, a questa massa di 870 di-
               sperati che, spinti dalla povertà più nera, hanno
               commesso crimini quali narcotraffico, furto e terro-
               rismo. Chiedo a Marzia, Emanuele e Caterina di ba-
               ciare i piedi proprio a loro, in una semplice liturgia
               fatta di Padre Nostro e canti. Accettano volentieri
               e, commossi, si inginocchiano a baciare i piedi di
               tre detenuti. Perché ho chiesto loro di fare que-
               sto? Nel vangelo c’è scritto che quando visiteremo
               un carcerato noi visiteremo Gesù. È un’opera di
               misericordia corporale, come ci insegna la Chiesa
               e come papa Francesco propone. Dunque, incon-
               trando i carcerati, incontriamo la carne di Gesù.
               Che esperienza forte ed inebriante abbiamo fatto
               e per alcuni aspetti anche ardita! Ma quanta pace
               nel cuore. Infinita tranquillità, regalata da Dio ai
               cuori che lo cercano.
                  Guardo i prigionieri poveri, scalzi, alcuni am-
               malati e vedo le condizioni inumane in cui si tro-
               vano. Piermarco è un somalo che parla qualche
               parola di italiano... Lui ci saluta in modo semplice e
               diretto: Benvenuti in galera!”. La frase diretta e im-
               mediata mi mette un’infinita tenerezza. Abbraccio
               il somalo, colpevole solo di essere senza permes-
               so di soggiorno. Tutti e quattro noi compagni di
               viaggio ci interroghiamo se in tasca abbiamo il per-
               messo di soggiorno per abitare degnamente nella

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