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roristi mi sollevano con un dolore incredibile e
               mi depongono vicino a un cespuglio ai margini
               della strada. Appena sdraiato gli uomini di Shifta
               vengono con il fucile puntato verso di me. Temo
               che sia proprio giunta la mia ora. È disperato il
               mio grido: ‘Per favore non lo fate!’ Incuranti delle
               mie ferite mi tolgono scarpe, orologio e occhiali...
               Rimango da solo sul margine della strada e, a
               fatica, mi trascino verso il centro della pista nella
               speranza che qualcuno possa passare... Piove e
               sono tutto bagnato e infangato. Irriconoscibile
               per il fango che ho addosso misto con il sangue
               che continuo a perdere... Passa un uomo con la
               bicicletta. Grido ‘aiuto!’ ma lui mi guarda e passa
               oltre. La paura di essere coinvolto con la mia
               storia lo spaventa? Semplicemente non ha tempo?
               Forse non mi ha riconosciuto? Sono un sacerdote
               cattolico, è un musulmano? Mille domande mi
               bruciano il cervello mentre tento di addomestica-
               re il dolore e la disperazione che provo con mille
               escamotage. Il tempo passa molto lentamente per
               me ferito, sporco, pieno di dolore e devastato
               nella mia mente dall’accaduto. Ma l’uomo in bi-
               cicletta qualche cosa l’ha fatta. Passa vicino a
               un posto di polizia e avvisa che c’è un ferito.
               Poco dopo, a piedi, giungono alcuni militari che


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