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crocifisso. Ricordo, quando ero nella Striscia di
               Gaza nel 2014 durante la guerra, il racconto del-
               le suore di Madre Teresa. Loro avevano posto,
               all’uscita dell’istituto che accoglie bambini han-
               dicappati islamici, una statua della Madonna alla
               quale le buone suore appendevano la corona del
               rosario in plastica. Bene, quasi ogni settimana,
               questa corona del rosario veniva trovata per terra
               con la croce spezzata. Le suore puntualmente
               la sostituivano e puntualmente la croce veni-
               va spezzata. Sempre a Gaza, Ramy, il cristiano
               protestante che vendeva bibbie, prima di essere
               brutalmente ucciso trovò in fiamme il suo ne-
               gozio. In Iraq ho visto invece le chiese vicino a
               Mosul profanate e le grandi croce scaraventate a
               terra e ridotte in frantumi. Sono tutte foto da me
               scattate che mi hanno fatto toccare con mano la
               violenza di un certo islam contro i segni cristiani.
               Se questo è vero a Gaza e a Mosul è anche vero
               nella diocesi di Garissa. Lo scorso anno visitando
               la missione di Bura Tana, dove abbiamo costru-
               ito una chiesetta in onore dei martiri, sul cippo
               di ingresso alla missione c’era una croce che è
               stata divelta. Anche di questo fatto conservo la
               foto. In questo nostro viaggio verso l’inferno di

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