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sulla pista. Solo il rumore del vento tra gli arbu-
sti. Ci riposiamo e decidiamo di pregare insieme.
I ragazzi ricordano quando, nell’altro viaggio,
avevamo baciato il Vangelo prima di entrare a
Garissa con la volontà di onorarlo e testimoniar-
lo. Chiedono di ripetere il gesto. Molto volentieri
lo ripropongo e poi ci scambiamo il segno della
pace. Beviamo acqua. A questo punto mi sento
commosso da questa situazione estrema. Persi in
mezzo alle piste sterrate, polverose e calde del
Kenya, con due giovani ragazzi.
“Ragazzi! Vi voglio ringraziare. Non vi ho por-
tato in un lussuoso hotel della costa, non vi ho
proposto un safari all’italiana con tutte le como-
dità ma un viaggio duro, difficile e pericoloso.
Duro perché le condizioni sono estreme: non è
bello viaggiare in mezzo alla siccità; difficile per-
ché abbiamo perso la pista e pericoloso perché
questa terra è infestata da banditi e da islamisti
fanatici: eppure siete qui con me, grazie: vi vo-
glio bene!”.
A quel punto Doreen mi abbraccia forte e
mi dice:
“Gigi da tanto tempo aspettavamo questo
viaggio! Noi siamo felici. Grazie a te che ti fidi
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