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di sete, di caldo e di paura per gli uomini di Al
               Shabaab. Ci siamo rinfrescati con una doccia
               che ci ha tolto la polvere del giorno e siamo
               discretamente affamati.
                  A tavola parliamo di quanto sia importante la
               coerenza per i cristiani di Garissa di fronte alle
               sfide dell’islamismo. Da parte mia ricordo al ve-
               scovo le mie esperienze in Iraq, a Gaza, e nella
               sua diocesi a Bura Tana dove i segni religiosi
               cristiani sono profanati. Il vescovo Joe mi segue
               con attenzione e silenzioso. Poi mi dice.
                  “Non devi andare molto lontano alla ricerca
               dei segni di profanazione. Ti racconto una picco-
               la storia. Da Malta ci avevano regalato una bella
               statua di gesso di Maria con in braccio Gesù
               Bambino. Una statua di circa un metro, dipinta
               finemente, ma non ha un grande valore. Pensai
               di metterla fuori dall’orfanotrofio che raccoglie in
               maggior parte bambini musulmani, perché non
               esistono a Garissa istituti che accolgano gli or-
               fani come facciamo noi cristiani. La statuetta era
               all’ingresso dell’edificio, bella, con il Bambino
               Gesù con le braccia aperte che mostrava le sue
               manine. Una brutta mattina ho trovato la statua
               profanata: avevano spezzato le due manine e

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