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le avevano lasciate ai piedi della statua, una in
               frantumi e l’altra ancora intatta. Raccolsi devo-
               tamente la piccola mano e decisi di portare la
               statua qui in episcopio”.
                  Seguo con molta attenzione tutte le parole
               del vescovo e con me seguono con la bocca
               spalancata Jimmy e Doreen. Brother Joseph mo-
               stra invece di essere già a conoscenza della triste
               storia. Il vescovo mi fissa, ferma un momento il
               racconto e un breve spazio di silenzio crea nella
               mia mente un profondo raccoglimento.
                  Il vescovo continua:
                  “Quella statua è qui! Voltati don Gigi è alle
               tue spalle nell’angolo”.
                  Lentamente mi giro e la vedo. Una profonda
               tristezza mi entra nel cuore. Il bel Gesù Bambino
               in braccio alla sua mamma non ha più le manine,
               è monco! Sembra essere un disabile, sembra es-
               sere un bimbo che ha bisogno di essere accudito
               e aiutato. Una terribile tristezza mi sale dal cuore.
               Mi alzo lentamente e mi avvicino con devozione
               alla statuina. Seduti, dal tavolo, gli altri commen-
               sali seguono con gli occhi i miei movimenti. Mi
               commuovo e silenziosamente davanti alla statua
               mi rivolgo a Gesù:

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