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stata e la collega benevolmente la sostituisce per
una manciata di secondi.
“Per questo motivo mi ha fatto tanto bene al
cuore vedere il tuo rosario. Brava! Non avere mai
paura a mostrarti una cristiana. Mentre tu strap-
pi i biglietti dai testimonianza con il tuo indice
destro, fai catechesi. Molti, la maggioranza, non
lo riconosceranno, ma ne basta uno solo, un po-
vero prete come me, per dire che oggi proprio
con il tuo piccolo segno cristiano hai fatto una
grande cosa”.
Estraggo il mio rosario di plastica gialla. Vie-
ne dall’Iraq. Ho scelto quello come compagno
di viaggio.
“Vedi – dico alla ragazza – questo l’ho preso
da un campo profughi a 45 chilometri da Mosul.
Anche quella povera gente non si è vergognata
di essere cristiana e per questo motivo ha perso
tutto. Minacciata dall’ISIS è dovuta fuggire. A te
non è richiesto di lasciare tutto, ma semplice-
mente l’audacia di continuare a fare quello che
hai fatto oggi. Me lo prometti?”.
La ragazza mi guarda con uno sguardo dolce
e mi dice:
“Padre, grazie per quello che mi hai detto! So-
no felice dei tuoi apprezzamenti. Recito il rosario
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