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prendere Doreen. Siamo molto affiatati e in un
               viaggio del genere è fondamentale. Sento forte
               la mancanza degli amici italiani che l’altra volta
               mi avevano accompagnato e quella dei padri
               missionari Ernesto e Alessandro. Sono l’unico
               bianco e questo in Africa significa, immediata-
               mente, cristiano e purtroppo ricco. I ragazzi mi
               abbracciano forte e mi dicono che andrà tutto
               bene. Per loro è il viaggio più lungo della loro
               vita. Mai fatto un viaggio verso una località così
               distante! Sono emozionati e anche velatamente
               preoccupati. Si fidano ciecamente di me. Mi han-
               no visto a Challapalca e poi in Iraq, in Vietnam
               in posti duri, difficili e pericolosi. So che in Italia
               la gente che ci vuole bene sta pregando per noi.
               Al collo ho il medaglione dell’Arcangelo Michele
               che avevo l’ultima volta a Garissa e al polso un
               rosario colorato di spago con una piccola meda-
               glia dell’Arcangelo Michele che avevo a Gaza in
               una delle prime missioni umanitarie.
                  Siamo tranquilli e così partiamo...
                  Dopo un’ora la strada asfaltata lascia il posto
               alla pista sterrata piena di buche. Una bellis-
               sima gazzella ci attraversa la strada, poi delle
               scimmiette scappano via. La polvere della strada
               inizia ad annebbiare la vista e il panorama cam-


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