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bia si fa isolato. La macchina va bene e sembra
               in ottimo stato. Controlli di polizia di routine,
               poi due pastori somali con due greggi di capre
               magre dalle quali succhiano latte perché l’acqua
               scarseggia. Jimmy è al volante. Tra poco gli do il
               cambio. La strada esige molta attenzione perché
               le buche sono enormi e si deve usare anche la
               ridotta. Il caldo si fa forte. Ci fermiamo a un car-
               tello stradale che indica Garissa a 228 km. Ma in
               Africa i chilometri non contano, conta la strada.
               Scattiamo foto ricordo. Sto scrivendo in macchi-
               na, tra scossoni e polvere ma con un’incredibile
               pace nel cuore.
                  Sono più in pace ora di quando preparavo a
               Roma il viaggio. Il nostro bellissimo viaggio ci
               unisce molto e così iniziamo a parlare e a con-
               fidarci. Siamo cristiani, ma non tutti cattolici. Io
               sono cattolico, Jimmy è battista e Doreen appar-
               tiene a una chiesa protestante minore chiamata
               “Oasi di pace”, ma ci sentiamo tutti e tre fratelli
               in Gesù. Qui mi sembrano tanto futili le nostre
               divisioni quando siamo tutti cristiani. In questa
               terra dove l’islam è forte, si avverte di meno
               la differenza confessionale. Tutti tre crediamo a
               Gesù e gli vogliamo bene. In questa terra questo
               è evidente! I somali musulmani non la pensano


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