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sisco. Sono un sacerdote e... mi viene in mente
               qualche cosa. Fermo il pensiero e aguzzo la vi-
               sta. Sono un po’ orbo ma i miei occhi riescono
               a mettere a fuoco con precisione. Sì è lei: è una
               coroncina del rosario! Riguardo una seconda vol-
               ta. Ne sono sicuro. La donna mi sorride, guarda il
               passaporto, guarda la carta d’imbarco e strappa.
               Mi riconsegna il pezzo che contrassegna il posto.
               Dolcemente le trattengo la mano per un breve
               istante. Lo faccio in modo molto prudente ma,
               mentre tengo la sua mano curata le dico:
                  “Grazie per il bellissimo esempio che mi hai
               dato. Non ti vergognare mai di mostrare a tutti i
               passeggeri che porti il rosario al dito! Sono sicuro
               che lo reciti anche”.
                  La giovane hostess arrossisce, guarda la sua
               mano e mi guarda dritto negli occhi. Le rispondo:
                  “Sono un sacerdote. Sto andando in un Pae-
               se islamico e mi ha fatto bene vedere che non
               ti vergogni di essere cristiana. Vado a Dadaab
               Refugee Camp al confine tra Kenya e Somalia!”.
                  “Padre è pericoloso... So che cos’è, è triste-
               mente noto. C’è una marea di gente che soffre.
               Stai attento”.
                  Lascio lentamente la sua mano. Lei si è spo-

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