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anche se noi non ci pensiamo e, forse con un
po’ di superficialità, diamo per acquisito ciò che
scontato non è. In questo momento scorrono da-
vanti ai miei occhi i volti degli studenti cristiani
massacrati nel campus universitario di Garissa, in
Kenya. A questi si aggiungono il volto di Asia Bi-
bi, imprigionata in un carcere pakistano da 2.160
giorni con l’accusa di blasfemia. I volti delle mi-
gliaia di cristiani fuggiti da Mosul dopo che le
loro case erano state marchiate come abitazioni
dei seguaci di Gesù. “A Mosul abbiamo lasciato
tutto, ma non abbiamo perso ciò che di più pre-
zioso ci era rimasto: la nostra fede”, aveva detto
il vescovo Abel Nona, profugo con altri 100.000
dalla Piana di Ninive. Così, i fotogrammi di una
persecuzione sempre più globalizzata, come so-
stiene Papa Francesco, si susseguono, mentre ci
inchiniamo davanti al sacrificio di tanti fratelli,
per i quali anche una pallottola si trasforma in
dono, per Amore.
Dario E. Viganò
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