Page 75 - Hazar
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poggia la sua testolina su il mio gomito e Bedan
               allunga il piede sulla mia gamba. Mi sento da loro
               imprigionato. No! Mi sento da loro protetto! Il pa-
               dre vicino a me delicatamente mi libera, mi offre
               un bicchiere d’acqua e mi augura la buona notte.
               Anche lui chiude gli occhi e si addormenta sereno.
               Recito le preghiere della sera che Santina mi aveva
               insegnato e concludo con un gesto semplice. È una
               famiglia non cristiana ma sono sicuro che anche
               loro sono la carne di Gesù: alzo il braccio destro,
               libero dalla piccola che mi dormiva sul gomito e
               do la benedizione a tutta la famiglia. E poi recito la
               frase: Il Signore ci conceda una notte serena ed un
               riposo tranquillo! Appoggio la testa sul mio zaino
               nero, lo palpo, riconosco al suo interno la Bibbia,
               accomodo bene l’inseparabile sacro libro sotto la
               testa e, miracolosamente, sprofondo in un sonno
               pesante, come da molto tempo non avevo. Colpa
               della stanchezza o merito dei piccoli angeli che
               avevo attorno a me? La sera dopo ad Erbil... quan-
               ta nostalgia per loro! Una nostalgia che porto nel
               cuore e che mi fa bene. Quando sono triste penso
               a loro, a quella meravigliosa famiglia yazida, e il
               loro ricordo mi infonde una grande pace, forse ben
               più grande di quella dei colleghi che non fanno

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