Page 73 - Hazar
P. 73
Dalla finestra spalancata entra il fresco della
notte. Ormai è molto tardi e le voci del campo,
piano piano diminuiscono. Si odono, ogni tanto,
solo le voci delle guardie di sorveglianza.
A differenza dei bambini yazidi e di quella fa-
miglia, il mio sonno è purtroppo leggero. Penso
che il sonno profondo sia un dono che Dio con-
cede alle anime in pace con se stesse. Penso al
profondo sonno di Santina che, durante la malattia,
era capace di dormire 10 ore di fila e il suo sonno
iniziava e terminava con un grande sorriso! Pen-
so al sonno pesante e sereno di Papa Francesco,
penso al sonno profondo di Olinda, oppure di
Nekessa e Albert nella capanna africana e lo con-
fronto con il mio sonno breve e leggero. È vero io
purtroppo non ho più quel sonno profondo che
hanno i piccoli, le persone semplici e buone. Sono
qui in un campo profughi, disteso su un misero
materassino di gommapiuma, attorniato da nove
angioletti che sereni dormono il sonno dei giusti.
Il loro respiro leggero mi culla, mi riempie di pa-
ce. Mi sento protetto da loro! Qui in Iraq, in un
campo profughi, con quattromila disperati... Sono
qui a imparare a dormire, da nove bambini miei
71

