Page 70 - Hazar
P. 70
vacanze, al tempo libero, ma spesse volte queste
giornate trascorrono nella noia o nella ricerca di
esperienze forti di piacere e gusto e così pensiamo
di essere felici per la bella vita che trascorriamo
dimenticando che la felicità sta nella buona vita.
Queste esperienze forti come l’Iraq, di sicuro non
riposano, ma rigenerano! Si torna stanchi morti,
con dissenteria, scottature, talvolta sbucciature e
lividi, ma le batterie interiori sono cariche di valori
spirituali e di formidabili incontri, come quelli con
Hazar.
Tutto ciò crea unità di vita, recupero delle pro-
prie radici e forza nel vivere la quotidianità. Ridona
un profondo gusto all’esistenza! Si torna profonda-
mente cambiati e i segni di questi viaggi perman-
gono nel tempo. Dopo la squallida capanna di
Nekessa in Africa mi mancava la notte nel campo
profughi di Dawidiya. Chiedo a Clara, la direttrice,
se posso soggiornare nel campo profughi per una
notte e la direttrice benevolmente acconsente a
questa strana richiesta.
“Don Gigi, in due anni che esiste il campo tu
sei la prima persona che chiede di dormire qui. Tu
sia il benvenuto! Samir si prenderà cura di te. Hai
qualche preferenza?”.
68

