Page 80 - Hazar
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per mangiare. Riso in bianco, yogurt, frutta e ver-
               dura: un menù rigorosamente vegetariano come
               spetta ai monaci di questa comunità. Poi, mentre i
               due peshmerga attendono nel chiostro, padre Jo-
               seph mi invita per un caffè e lì incontro la piccola
               comunità. Sul tavolo del suo studio la fotografia
               di sua mamma con la quale, mi dice, parla tutti i
               giorni. Prendo in mano il quadretto e lo bacio due
               volte. Questo mio gesto conquista il cuore del reli-
               gioso che inizia con me un’amabile conversazione:
                  “Non riesco proprio a pensare che, in futuro,
               Daesh potrebbe impadronirsi di questo monaste-
               ro”.
                  “Se dovesse succedere, li ricacceremo via” lo
               confortano in coro gli altri monaci.
                  Poi ci lasciano e rimaniamo soli, io e padre
               Joseph che continua:
                  “Nostra Signora delle Messi era il più grande
               monastero cristiano dell’Iraq con i suoi monaci e
               l’eredità di una storia secolare, quella del mona-
               stero di sant’Ormisda che sorge due chilometri più
               in su. Questo fino alla notte fra il 6 e il 7 agosto,
               vigilia della festa della Trasfigurazione. Don Gigi,
               sei davanti a un monastero, quello che poi visite-
               rai nel pomeriggio, di grande importanza: la culla
               della ricongiunzione fra la Chiesa assira e quella

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