Page 59 - Felix
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sa; poi mi guarda e il suo sguardo mi gela e mi
         mette paura, due semplici e lente parole:
            “Sì, prete!”.
            Quella risposta mi mette a disagio. In un breve
         istante mi dico che sono pazzo, che quello che ho
         davanti è un mostro, un efferato assassino. Mi alzo.
         Le guardie stanno per riaprire le sbarre. Mi fermo.
         Metto le mani sulle sbarre e guardo fuori, verso
         gli alberi vicini. Ho lo sguardo perso… sono con-
         fuso, ho paura, ma sono orgoglioso. Fuori vorreb-
         bero che io uscissi. Dentro Senen rimane seduto.
         In questa paura, faccio un gesto, mi rifugio nella
         unica sicurezza che ho lì: apro lo zainetto blu, tiro
         fuori il mio vangelo. Gli do un bacio forte e sonoro:
            “Senen, sono qui per questo libro! Si chiama
         vangelo… e qui è scritto: ‘Ero in carcere e siete
         venuti a visitarmi’”.
            Conosco a memoria il brano, si tratta di Matteo
         25,26. Come un’idiota apro il libro… è scritto in gre-
         co. Senen mi guarda con grande stupore e mi dice…
            “Padre non si capisce niente di questo libro,
         ma che caspita di lingua è? Io non so molto scri-
         vere e leggo con difficoltà, ma questa roba non
         la riconosco…”.
            Il mio delinquente non è molto istruito. Forse

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