Page 57 - Felix
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sbarre, prima chiuse da un catenaccio arrugginito,
         entrando a destra, c’è un secchio bianco dove, in
         ammollo, c’è altra biancheria. A sinistra il letto co-
         stituito da una lastra di cemento. Il caldo è molto
         forte e non vedo il materasso, ma un telo di colore
         azzurro che copre la tavola di cemento.
            Lui è in piedi. Basso, scarpe da tennis rosse con
         una riga nera. Sotto il letto un altro paio di scarpe
         da tennis rosse con contorni bianchi. Porta panta-
         loni grigi a mezza gamba e una maglietta azzurra.
            “Buongiorno Senen, sono un prete che viene
         dall’Italia. Volevo darti un abbraccio e portarti il
         mio saluto!”.
            L’uomo mi guarda con un’espressione assente.
            Lo abbraccio, e lui risponde con cortesia. Fuori
         le guardie seguono ammutolite tra lo stupore per
         il gesto e la paura che possa agarrarmi, afferrarmi.
         Mettono una mano sulle sbarre e solo quando lo
         lascio dall’abbraccio staccano le mani.
            “Posso sedermi?”.
            “Sì, padre, siediti pure!”.
            “Sono contento di incontrarti, Senen. Appena
         il direttore mi ha parlato della tua presenza ho
         acconsentito volentieri a incontrarti, anche se sei
         in isolamento”.

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