Page 64 - Felix
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Cerco la penna nello zaino e trovo la biro:
“Dai, apri una pagina, trova un posto e scrivi,
scrivimi una cosa che ti sta a cuore…”.
Lui mi guarda:
“Va bene anche se scrivo male?”.
“Va benissimo…”.
“Prete, io penso ai miei tre figli e di loro ti scriverò”.
Prende la penna e inizia a scrivere in uno spa-
gnolo sgrammaticato che qui vi riporto:
“Luis MEgustaria Kedios Meayudara Asalir de
Este Problema yaque Amenasan Amis Ninos Con
quitarles Lavida: Zaret Nava Avila, Osiel Nava Avi-
na, Ariel Nava Avila”.
In una traduzione, che cerco di correggere, la
frase suona così:
“Luis, mi piacerebbe che Dio mi aiutasse a
uscire da questo problema poiché minacciano i
miei bambini con il toglier loro la vita”.
Guardo lo scritto e nel suo scritto ritrovo la
preoccupazione del Caracol in Perù, l’efferato cri-
minale che mi aveva regalato la foto dei figli di-
cendomi che erano il tesoro più grande della vita.
Senen chiude il sacro vecchio libro e me lo ripone
nelle mani.
Lo guardo e gli dico:
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