Page 78 - FAHMI
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Non voglio svegliarle o forse ho solo voglia di
         fuggire da una situazione in cui mi sento impo-
         tente. Non ho niente da dare e sento il bisogno
         di sgravare la coscienza. La giovane vedova si
         accorge di me e mi invita a uscire di casa. Ci
         sediamo all’ingresso su una panchina e guar-
         diamo l’alba che sta per sorgere. Due donne
         entrambe sulla quarantina fissano l’orizzonte,
         pensando chissà a chi o a cosa! Di fronte a noi
         la campanella della chiesa e un mazzo di aglio.
         Il sacro e il profano ritornano. Quale dei due
         servirà per scacciare il male? Miada si preoccupa
         della colazione e mi prepara un caffè caldo e un
         pane con il formaggino, così come farebbe per
         un bambino. Stamane è più loquace, come se
         non volesse lasciarmi andare. Mi parla nella sua
         lingua e gesticola per farsi comprendere. Questa
         volta è lei a farmi domande.
            “Lavori?”.
            “Sì, insegno inglese”, le rispondo.
            “Sei sposata?”.
            “Sì, mio marito ha dormito questa notte nella
         casa di una famiglia di iracheni”.
            “Hai figli?”.
            “No”.

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