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bIto crIstIAno IrAcHeno
Il suono del clacson arriva puntualmente al-
le 5.30: mi allerta che là fuori il pulmino della
Caritas è in attesa di mettermi al sicuro per poi
proseguire nella raccolta, uno alla volta, dei miei
troppo assonnati compagni di ventura.
Un ultimo abbraccio ai coniugi “d.o.c.” Bito,
poi un bacio a distanza al seienne Randy e uno
alla piccola Aaden, nel suo lettino, tra le brac-
cia di Morfeo ancora nel vortice di quell’onirico
girotondo intorno al mondo, iniziato con me e
che spero in un prossimo futuro, per davvero,
la vita le possa riservare.
Così guadagno il pulmino dove mi accoglie
più viva e sveglia che mai la curiosità di Don
Gigi con la richiesta di raccontare...
“Grazie mille! – rispondo io – ma questa me-
ravigliosa esperienza la tengo tutta per me!”.
Ovviamente sto scherzando.
Bene, questo era il finale... ma l’inizio? E il
mentre?
Un solo aggettivo: traumatizzante!
Andiamo per ordine. È quasi sera quando en-
triamo con apprensione nella sede della Caritas
di Fuheis e la sensazione di disagio ed estraneità
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