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mai. È un “deserto dei Tartari” giordano... Vedo
         negli occhi delle quattro piccole e grandi donne
         la religiosa accettazione del presente. Sia fatta la
         volontà di Dio di fronte all’indigenza, ai pregiu-
         dizi, alla mancanza di sogni, perché del doma-
         ni non c’è certezza. Il passato compare furtivo
         alle loro spalle. Appesa al muro la fotografia del
         marito che sembra vegliare e proteggere dall’alto
         le sue donne. Miada accenna all’incidente strada-
         le, accaduto cinque anni prima, che ha cambiato
         completamente la sua vita. Una delle poche con-
         solazioni rimaste è il sorriso del nipotino di un
         anno e mezzo. Scopro solo ora che ha un’altra
         figlia di 21 anni sposata da poco.
            “Sei proprio una donna forte”, le dico con
         ammirazione.
            Lei risponde con la praticità di chi tutti i gior-
         ni deve preoccuparsi di sfamare i propri figli:
            “Non sono forte... Ho male dappertutto... In
         questi giorni non riesco a muovere il collo e un
         braccio”, mi dice.
            Negli occhi la consapevolezza di non avere
         nulla e la serenità di avere tutto: l’amore per la
         famiglia e per quel Dio che compare in ogni
         angolo della casa.

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