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a quel contesto non allenta, bensì è aggravata
         dal fatto che i profughi di buona volontà che
         hanno accettato l’incontro, divisi in gruppetti di
         5/6 unità, sono già lì seduti davanti a noi che, co-
         me un plotone d’esecuzione, in piedi, cerchiamo
         di ricaricare le nostre domande. Fortuna vuole
         che l’intervento della simpaticissima suor Nasrin
         (offertasi come traduttrice, forte dei suoi cinque
         anni vissuti a Vicenza) sancisca una sorta di ar-
         mistizio verbale, permettendo, con il suo sorriso
         che smuove anche i sassi, di sentire dalla loro
         voce la paura dei Siriani e il rifiuto degli Iracheni
         di tornare nella patria, ormai non più loro e che
         forse mai più lo sarà.
            Poi, in sequenza: Messa-cena-partenza per la
         notte con le rispettive famiglie.
            Pronti, via! E subito siamo alla quinta tappa;
         tocca a me! Scende anche Don Gigi che, dopo
         un breve controllo della situazione, con il suo
         savoir-faire riesce a stregare tutti i componen-
         ti della mia temporanea famiglia... Ok, rotto il
         ghiaccio!... ma ora io? Rimasto solo, come riesco
         a riportare su di me la loro attenzione?
            Comunque non vedo l’ora di andare a dor-
         mire... anzi la vedo: l’orologio di casa segna le
         23.30.

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