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Mercoledì 16 agosto ore 3.00
È tempo di dormire. Miada mi cede il letto
matrimoniale che di solito divide con la bimba.
Nella confusione di una camera da letto che uni-
sce il sacro al profano, una Madonna con il bam-
bino mi guarda da sopra il frigorifero. Dormo
accanto a una montagna di valigie e di scarpe
accatastate, tra le quali sbucano alcune immagini
di Gesù. Per un istante penso ad Auschwitz. E
poi ancora santi, angeli e crocefissi campeggia-
no accanto a oggetti di ordinaria quotidianità,
in uno straordinario disordine. Fisso l’orologio
fermo che ho di fronte. Mi disturba lo schermo
di una TV accesa, priva di volume, unica finestra
sul mondo. Non riesco a spegnere la luce. Miada
viene in mio soccorso colpendo per sette volte
l’interruttore con il manico di una spazzola. In
un’atmosfera del tutto surreale e piena di sensi
di colpa mi abbandono ad un irrequieto dormi-
veglia.
Mercoledì 16 agosto ore 5.00
Mi alzo. L’autobus sta per arrivare. Uscita
dalla stanza scopro che Miada e la sua piccola
dormono abbracciate su due divanetti che hanno
unito per la notte. Mi muovo silenziosamente.
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