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lentamente, gradino dopo gradino, si arriva al se-
condo piano, dove si trova la terrazza. L’ambien-
te è anch’esso tutto in pietra, quella bella e chia-
ra pietra di Gerusalemme. Due ampie finestre
si aprono, una in direzione del Santo Sepolcro
e l’altra verso la Moschea di Omar. Quella che
più cattura è la finestra che dà sulla Moschea. La
cupola d’oro è illuminata nella notte e conferisce
magia alla città. Le due finestre con prepotenza
invitano i miei 27 amici a uscire fuori. Fuori c’è
lo spettacolo, fuori c’è proprio magia. Ed è così!
Una brezza della sera ti avvolge e le spalle sono
percorse da un brivido di improvvisa frescura. I
nostri indumenti, ancora umidi dal sudore della
giornata, trasformano il venticello in frescura;
per alcune signore è così forte quella brezza e si
mettono un maglioncino, altri invece, coloro che
sono più appesantiti dai chili e più sudati, gusta-
no il fresco della sera a pieni polmoni. Qualcuno
accende una sigaretta. Il panorama incanta: le
luci verdi dei minareti, i colori caldi di alcuni
scorci dei suk, finestrelle accese in cui si vedono
bimbi giocare, la scuola della yeshivà ebraica e
la sontuosità della Moschea di Omar rapiscono la
vista. Non è solo la vista a essere rapita. Anche
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