Page 24 - FAHMI
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semplicemente più immaturi perché non abbiamo
         il dono di portare la vita nella pancia per 9 mesi.
            Guardo Fahmi, ha in testa la kefiah palesti-
         nese con i colori di Arafat, ma non stretta alla
         testa, per non causare dolore. Tutti stiamo zit-
         ti. Nasren mi guarda chiedendo implicitamente
         venia per aver forse parlato troppo. La guardo.
         Basta solo un mio sguardo per farle capire che
         non ha sbagliato. Ci conosciamo da anni! Ogni
         parola è inadeguata a spiegare una madre e
         un figlio, è inadeguata a esprimere il mistero
         di dolore che ha nel cuore e che ha segnato
         per sempre il figlio. Guardo furtivamente i miei
         amici e amiche. Non hanno bisogno di parole.
         Dal cuore sento partire una forte emozione, un
         gesto! Mi fermo alcuni secondi. Sì, è l’unica cosa
         giusta da fare davanti al dolore... Gli amici forse
         mi capiranno, sono con me da una settimana.
         Guardo Nasren, guardo Fahmi: lentamente gli
         tolgo la kefiah, senza fare male. Lei è lì, l’orrenda
         ferita mi guarda. I capelli non sono ricresciuti e
         la plastica è evidente! La ferita è lì nel ribrezzo
         di un formidabile dolore, ma lei è lì con la sua
         accecante luce di risurrezione! Guardo la ferita,
         la contemplo. Sposto i capelli e lei appare for-

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