Page 25 - FAHMI
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midabile, mi sfida, mi fa paura, mi fa schifo... e
mi attira, mi seduce, mi inebria. Vinco la ritro-
sia. È una sfida dura. Sento repulsione, ma mi
violento. Lentamente, do un bacio forte, si sente
lo schioccare delle labbra. Nel cuore, con fede,
pronuncio la frase di San Tommaso quando mi-
se il dito nella orrenda ferita del Risorto: “Mio
Signore e mio Dio!”. Scosto le labbra. La ferita
è lì, inumidita dalla mia saliva e le mie labbra
bruciano infuocate. Quella potente ferita di un
bambino innocente scotta, brucia. È un carbone
ardente e mi brucia la parola, le labbra, il palato
fino a giungere al cuore che si riscalda tutto. Le
guance diventano rosse e calde e i miei occhi si
riempiono di lacrime. Me le asciugo e poi, fur-
tivamente, tocco con le dita la ferita di Fahmi.
Devo coprirla: è troppo sacra, è troppo santa e
la sua forza può uccidere! Non puoi stare troppo
alla presenza del Risorto. È Nasren a richiamare
la mia testa e il mio cuore sulla terra:
“Gigi, shukran jazilan. Grazie mille”.
Gli occhi magici della donna esprimono in-
finita gratitudine. Porto la mano al cuore e ri-
spondo:
“Salam halekum, Nasren”.
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