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mente, provocato dal mio insistente e prepotente
         sguardo. La faccia si alza... e lentamente i suoi
         occhi, gli occhi di ciascuno dei 27, mi guardano.
         Li guardo dritti negli occhi e loro... mi guardano.
            Finisco la frase: “Gesù è risorto! E tu ci cre-
         di?”.
            Mentre lo dico sorrido in modo convinto, non
         in modo scemo. È un sorriso diverso per ciascu-
         no: interpreta il loro cuore, i loro dolori e i loro
         entusiasmi. E ciascuno di loro risponde: prima
         con l’alzare gli occhi, in seguito nel fissarmi sen-
         za paura, poi sorridendo dolcemente e infine
         velando gli occhi di lacrime. Tutti quegli occhi,
         quella notte di Gerusalemme, si sono velati di
         lacrime, sono diventanti dei diamanti preziosi,
         pieni di luce e di bontà!


            E loro, le mie 27 pietre viventi di Gerusa-
         lemme, si sono trasformati in angeli bianchi e di
         luce, angeli che con convinzione e forza, tutti mi
         hanno annunciato risurrezione! Non ci credere-
         te. Forse loro che leggono in questo momento
         capiscono, ma loro sono stati per me i 27 angeli
         che mi hanno annunciato che Gesù è vivo! Come
         non credere ai loro occhi, come non credere ai

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