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sudore ormai asciugato dal sole e dal vento che
         si è levato sulla sera di Gerusalemme. Li vedo
         stanchi, provati i miei 27 amici, e anche io sento
         la stanchezza nella notte che si avvicina: la voce
         più debole per aver parlato tutto il giorno, il
         cervello bollito per le spiegazioni dettagliate e
         puntigliose di pietre antiche e sante, di luoghi
         magici e drammatici. Una giornata vulcanica.
         Il cuore sembra esplodere per le tante, troppe
         e forti emozioni provate dove Gesù ha sudato
         sangue, dove ha recitato il Padre nostro... dove
         è stato flagellato. E mille altri ricordi. La testa
         sembra non contenere più quanto ha visto.


            Fuori dalla Basilica del Santo Sepolcro la gio-
         ia esplode nel cuore per avere riscoperto, in un
         duro e lungo cammino, che la speranza del cri-
         stiano è una certezza: la Risurrezione di Gesù.
            Dal sepolcro pieno di cenere di mia Madre,
         alla quarta stazione della Via Dolorosa, siamo
         passati allo stupore di una Tomba vuota, quella
         del Risorto. Ce lo siamo detti, ce lo siamo grida-
         to in faccia, guardandoci a lungo negli occhi e
         ribadendo la nostra fede incrollabile: la vita ha
         senso perché c’è la Risurrezione!

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