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tale da scriverla. Più che raccontare la mia sto-
ria, fino ad oggi, ho iniziato a dire alle donne di
opporsi a questa pratica che in Kenya è illegale.
Don Gigi, la mia mutilazione è avvenuta ven-
ticinque anni fa eppure il mio secondo parto me
l’ha riportata a questi anni. È stato un dramma an-
che il primo parto. Per riprendermi da quel primo
parto di Abdul Fatah ci ho messo ben due set-
timane piene di dolori e spasimi incredibili. Ero
più giovane e ho impiegato di meno, ma... Gigi
non immagini i dolori del parto e quanto esso sia
più lungo delle altre donne. Sembra che il dolore
ti strappi via il cervello mentre vedi partorire la
donna non mutilata in modo naturale e meno
doloroso! Semplicemente questo ti fa sentire don-
na di serie B. Ti interroghi: ‘Perché io, a motivo
di questa orrenda mutilazione, devo soffrire di
più? Perché io devo partorire con dolori infiniti
e loro, le donne normali, no? Provi invidia, poi
commiserazione, sconforto... cosa vuoi capire tu
che sei uomo di questa cosa? Neppure le donne
che partoriscono in modo normale possono ca-
pire quello che proviamo noi: la nostra vergogna,
la nostra amarezza! Sì, perché il secondo motivo
della sofferenza è anche la vergogna... Provo una
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