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musulmane dal volto coperto, bambini, giovani
               e adulti si ammazzano per salire sul pullman che
               è già pieno come un uovo. Spingono, salgono
               su una scaletta laterale per mettere le loro valige,
               chiamiamole così, sul tetto del pullman e poi
               tutti dentro. Jimmy mi invita:
                  “Dai padre saliamo!”.
                  “Cazzo, io qui non ci salgo neanche morto...
               Muoio dopo tre minuti...”.
                  “Dai padre è una nuova esperienza!”.
                  “Jimmy, chiamala esperienza questa camera
               a gas ambulante”.
                  Respiro forte, mi turo il naso ed entro dentro,
               o meglio, striscio dentro. Dentro un fottuto ca-
               sino! Non riesco neppure a muovere un piede.
               Strapieno, caldo da svenire, fetore di alito umano
               misto... Escrementi? Spezie? Sudore? Centrifuga-
               te tutto e avete una pallida idea della puzza a
               bordo. Aria condizionata: i finestrini spalancati.
               Jimmy è avanti a me e, in alcuni minuti, insieme
               raggiungiamo faticosamente la parte posteriore
               del pullman. Inutile dire che non c’è neppure
               un posto per mettere lo zainetto o le borse di
               Jimmy. Ce le mettiamo tra le gambe ma non oso
               immaginare una cosa così per otto ore.


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