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DIANA E LA FOLLIA OMICIDA
                           DI MOSUL


            Il generatore questa sera non è saltato e nella
         bettola in cui scrivo perché c’è wifi devo compe-
         rare almeno il fumo del narghilè e, allora, ne or-
         dino uno al limone. Attorno a me uomini grassi
         che fumano a tutto spiano rendono l’ambiente, già
         scuro, ancora più tetro con il fumo. Domani ultima
         tappa di questo viaggio tra i disperati della Piana
         di Ninive a Mosul.
            Certo, come vigilia, potevo scegliere di incon-
         trarmi con una storia più felice di quella di Diana,
         la meravigliosa ragazza di diciotto anni dai raccon-
         ti di morte proprio a Mosul. Ora Mosul è liberata e
         non è la Mosul del 2017 quando vi entrai durante
         la guerra, ma né preti né suore vogliono sapere
         di venire in un luogo dove l’islamismo è di casa.
         Diana me lo mostrerà ISIS o NON ISIS presente.
            Come mai la memoria va a padre Paolo dall’O-
         glio la sera prima di entrare a Raqqa in Siria.
         Raqqa era il luogo dove abitava Al Baghdadi, il fol-
         le sceicco che a Mosul il 29 giugno 2014 proclamò
         lo Stato islamico dando origine alla follia di ISIS?
            Mosul non è sicura e ci torno con Ivan, con

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