Page 45 - Diana
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anno. Qui no, qui è stato più difficile! Poi… all’inizio
erano due pozzi per 15.000 euro… ne è rimasto solo
uno. Pazzie dell’amministrazione e della mentalità
irachena. Le ricevute non arrivavano, poi arrivava-
no male. Fare la carità non è solo dare 15.000 euro
ma è molto di più: è incazzarsi perché qualcuno li
vuole rubare, in parte. Le cose non vanno!
Fare carità significa anche “Fare del bene e chie-
dere scusa”. Tutti pensano che se fai del bene poi
giungono i ringraziamenti. Spesso non è così! E ti
senti un pirla… Ma, dopo tutto, questo il pozzo è qui.
È il giorno dell’Assunzione: una bella giornata
per inaugurare il pozzo. Il muktar apre il porton-
cino in ferro che è saldamente chiuso e appare il
motore della pompa, bello, almeno a me così sem-
bra, robusto e forte. È muto. Il muktar si dà da fa-
re nello spiegarmi quanto hanno dovuto scavare,
quanto hanno dovuto cambiare i progetti e poi la
gioia dell’acqua che sgorga. Il breve racconto mi
entusiasma. Dico due parole. Abuna Yoshia legge
la lettera del comandante Domenico Giani. Ringra-
zio le autorità e poi taglio il nastro bianco.
Quest’anno è avvenuto all’asilo di Villa San Ro-
man in Perù, poi a Lango Baya in Kenya nella scuo-
la elementare; è avvenuto in Vietnam, oggi qui e,
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