Page 39 - Diana
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ventata e devo concludere che è “no!”. Non sono
         sempre capace.
            Mentre compio questi viaggi estremi mi sem-
         bra di frequentare un corso di esercizi spirituali il
         cui predicatore è il povero, oppure colui che soffre
         per la sua fede, che compie un gesto di bene nella
         più estrema povertà.
            Il caldo sale e neppure l’acqua ghiacciata in
         bocca è un sollievo. In lontananza ecco una chie-
         sa. Ramsis mi dice che si tratta di Mar Shmonè.
         All’inizio non la riconosco. Ho il cervello fritto e gli
         occhi rossi per la polvere. Anche gli occhiali scuri
         non sono capaci di filtrare la polvere. Questa sera,
         al campo, dovrò usare una crema al cortisone che
         viene dalle Ande del Perù e che è una vera pozione
         magica con il sapore degli Inca. Il cappello dalle
         larghe falde è madido di sudore, i pesanti scarponi
         che proteggono dalle vipere mi cuociono i piedi.
         Bene, in tutto questo frullato, la nostra jeep giun-
         ge nei pressi della chiesa. Inizio a ricordare. Rivedo
         la vernice per terra in un secchiello rosso, rivedo il
         pennello rinsecchito lasciato vicino… e riconosco
         le pareti… siamo nel patio. Faccio silenzio e, lenta-
         mente, giro la testa. Cavolo! Tolgo gli occhiali da
         sole, mi stropiccio gli occhi e la mia bianca croce

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